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Lavoro Notturno e Sicurezza: FAQ D.Lgs. 66/2003 e D.Lgs. 81/08

Risposte alle domande più frequenti sul lavoro notturno: definizione di lavoratore notturno, visite mediche obbligatorie, limite di otto ore notturne, diritto al trasferimento diurno, sorveglianza sanitaria e valutazione del rischio nel DVR ai sensi del D.Lgs. 66/2003, D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 151/2001.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Il D.Lgs. 66/2003 (artt. 11-15) e il D.Lgs. 81/08 (art. 28) impongono al datore di lavoro precisi obblighi di sorveglianza sanitaria, valutazione dei rischi e tutela per i lavoratori notturni. Ti aiutiamo a strutturare la valutazione del rischio da lavoro notturno, predisporre il piano di sorveglianza sanitaria e gestire correttamente le procedure di trasferimento al turno diurno.

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Queste FAQ raccolgono i dubbi più comuni di datori di lavoro, RSPP, medici competenti e RLS in merito alla corretta gestione del lavoro notturno, con riferimento agli obblighi del D.Lgs. 66/2003, del D.Lgs. 81/08 e del D.Lgs. 151/2001 in materia di tutela della maternità e della paternità.

Domande frequenti sul lavoro notturno e la sicurezzaFAQ

Chi è considerato lavoratore notturno ai sensi del D.Lgs. 66/2003?
Il D.Lgs. 66/2003, che recepisce la Direttiva 2003/88/CE sull'orario di lavoro, definisce il lavoratore notturno all'art. 1, lett. e). È considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero nel corso dell'anno normale, oppure una quota del suo orario di lavoro annuale superiore a quella stabilita dalla contrattazione collettiva. In mancanza di disciplina contrattuale, la quota è fissata per legge. Il "periodo notturno" è definito dall'art. 1, lett. d) come un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo fra la mezzanotte e le ore cinque del mattino. I contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di settore possono ampliare la definizione di periodo notturno, spostando l'inizio o la fine della fascia, o ridefinire le soglie di ore che qualificano un lavoratore come notturno. La corretta identificazione dei lavoratori notturni è il presupposto per l'applicazione di tutti gli obblighi previsti dagli artt. 11-15 del D.Lgs. 66/2003 in materia di tutela della salute e di sorveglianza sanitaria. Il datore di lavoro è tenuto a identificare formalmente nel DVR e nei registri aziendali i lavoratori classificati come notturni, poiché a tale qualifica sono collegati specifici obblighi, limiti di orario e diritti sindacali.
Il lavoratore notturno deve fare la visita medica obbligatoria?
Sì, la sorveglianza sanitaria per i lavoratori notturni è obbligatoria ai sensi dell'art. 14 del D.Lgs. 66/2003, integrato dall'art. 41 del D.Lgs. 81/08. Prima di adibire un lavoratore al lavoro notturno, il datore di lavoro deve disporre la valutazione preventiva delle condizioni di salute dei lavoratori. La visita medica preventiva ha lo scopo di accertare l'idoneità del lavoratore allo svolgimento del lavoro notturno, tenendo conto dei rischi specifici connessi all'inversione del ritmo circadiano e ai disturbi del sonno. Il medico competente, designato ai sensi del D.Lgs. 81/08, è la figura professionale incaricata di effettuare tali visite. Il giudizio di idoneità alla mansione notturna viene espresso in forma scritta e consegnato sia al lavoratore sia al datore di lavoro. In caso di giudizio di inidoneità temporanea o permanente al lavoro notturno, il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure conseguenti, compreso il trasferimento al turno diurno. I costi della sorveglianza sanitaria sono interamente a carico del datore di lavoro e non possono essere addebitati, nemmeno parzialmente, al lavoratore. La mancata attivazione della sorveglianza sanitaria preventiva espone il datore di lavoro alle sanzioni penali previste dall'art. 55 D.Lgs. 81/08.
Ogni quanto va ripetuta la visita medica per i lavoratori notturni?
L'art. 14 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che i lavoratori notturni hanno diritto a sottoporsi a una verifica del loro stato di salute con una periodicità biennale, ovvero ogni due anni. Tuttavia, il medico competente può disporre una periodicità più ravvicinata in relazione all'età del lavoratore, allo stato di salute accertato e al profilo di rischio della mansione. In particolare, per i lavoratori di età superiore ai cinquanta anni la periodicità delle visite è annuale. La visita periodica è necessaria per verificare che le condizioni di salute del lavoratore non siano deteriorate a causa del lavoro notturno e per intercettare tempestivamente eventuali patologie correlate: disturbi del sonno, alterazioni cardiovascolari, metaboliche, gastrointestinali e neoplastiche associate all'esposizione prolungata al lavoro in turno notturno. Qualora il lavoratore ne faccia richiesta motivata, ha diritto a una visita medica supplementare anche al di fuori delle scadenze programmate. In caso di inidoneità accertata in visita periodica, si applicano le stesse tutele previste per l'inidoneità accertata in fase preventiva, compreso il diritto al trasferimento diurno. Il piano di sorveglianza sanitaria deve essere documentato nel DVR e aggiornato dal medico competente almeno annualmente.
Il lavoro notturno va valutato nel DVR?
Sì, in modo esplicito e documentato. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) redatto ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08 deve contenere la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli derivanti dall'organizzazione del lavoro, tra cui il lavoro notturno e il lavoro a turni. Il rischio connesso al lavoro notturno non riguarda solo la dimensione della sicurezza fisica — maggior rischio di infortuni per riduzione della vigilanza nelle ore notturne, illuminazione insufficiente, minore presenza di personale di supporto — ma comprende anche i rischi per la salute correlati alla desincronizzazione del ritmo circadiano: disturbi del sonno, patologie cardiovascolari, metaboliche e gastrointestinali. Il DVR deve indicare: l'elenco dei lavoratori notturni e dei turni adottati; la valutazione dei rischi specifici associati al lavoro notturno nella mansione considerata; le misure preventive e protettive adottate (adeguamento dell'illuminazione, pause, formazione, procedure di emergenza notturna); il piano di sorveglianza sanitaria; le procedure di informazione e formazione dei lavoratori. L'omissione della valutazione del rischio da lavoro notturno nel DVR espone il datore di lavoro alle sanzioni previste dall'art. 55 D.Lgs. 81/08.
Una lavoratrice in stato di gravidanza può lavorare di notte?
No. Il divieto di lavoro notturno per le lavoratrici in stato di gravidanza è assoluto e si applica dall'inizio della gestazione fino al compimento di un anno di età del bambino. Il riferimento normativo principale è l'art. 53 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), che vieta di adibire le donne al lavoro dalle ore 24 alle ore 6 per l'intero periodo della gravidanza e fino al compimento del primo anno di vita del bambino. In caso di gravidanza, la lavoratrice ha diritto a essere trasferita al lavoro diurno senza riduzione della retribuzione e senza alcuna conseguenza sulla progressione di carriera. Il divieto si estende anche alle lavoratrici che adottano o hanno in affidamento un bambino di età inferiore a un anno. L'art. 11 del D.Lgs. 66/2003 ribadisce e integra queste tutele, riconoscendo il diritto al trasferimento al turno diurno anche per le madri di figli di età inferiore a tre anni e per le lavoratrici in allattamento, qualora il medico competente attesti l'incompatibilità con il lavoro notturno. Se il trasferimento a mansione diurna non è possibile per oggettive ragioni produttive, si può ricorrere all'astensione anticipata dal lavoro con indennità a carico dell'INPS. L'inosservanza di questi divieti è punita con sanzioni penali e amministrative.
Quante ore può lavorare di notte un lavoratore in un periodo di 24 ore?
L'art. 13 del D.Lgs. 66/2003 fissa il limite massimo dell'orario di lavoro notturno in otto ore nelle ventiquattro ore, calcolate come media su un periodo di riferimento di quattro mesi determinato dalla contrattazione collettiva. In assenza di disciplina contrattuale specifica, il periodo di riferimento è pari a quattro mesi. Questo limite ha natura di norma imperativa e non può essere derogato unilateralmente dal datore di lavoro. I contratti collettivi nazionali possono stabilire un periodo di riferimento più lungo, fino a sei mesi, o fino a dodici mesi per particolari settori con accordi di secondo livello. Per i lavoratori notturni che svolgono lavori con rischi particolari o notevoli tensioni fisiche o mentali — individuati dalla contrattazione collettiva oppure, in assenza, dal D.M. 24 luglio 2012 — il limite delle otto ore si applica in modo assoluto, senza possibilità di superamento nemmeno come media su periodo. È importante ricordare che il limite delle otto ore di lavoro notturno si cumula con i limiti generali sull'orario di lavoro previsti dal D.Lgs. 66/2003: il periodo minimo di riposo giornaliero di undici ore consecutive e il riposo settimanale di ventiquattro ore consecutive. Il superamento sistematico del limite notturno espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, a responsabilità penale.
Quali rischi specifici deve valutare il datore per il turno notturno?
La valutazione dei rischi del turno notturno deve essere più articolata rispetto a quella del turno diurno, perché le condizioni di lavoro notturno introducono fattori di rischio aggiuntivi che devono essere analizzati e documentati nel DVR ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08. I principali ambiti da valutare sono: (1) Rischio infortuni: nelle ore notturne si registra una riduzione della vigilanza e dei tempi di reazione per effetto della sonnolenza circadiana, con picco critico tra le 2 e le 4 del mattino; occorre valutare se le procedure di sicurezza, i sistemi di allarme e i presidi di pronto soccorso sono adeguati a un contesto di minor presidio umano. (2) Rischio per la salute da turno notturno cronico: alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi metabolici (obesità, diabete), cardiovascolari (ipertensione, cardiopatie ischemiche), gastrointestinali (ulcera peptica, colite) e potenziale rischio oncologico (l'IARC classifica il lavoro a turni con perturbazione del ritmo circadiano come probabile cancerogeno, Gruppo 2A). (3) Rischio stress lavoro-correlato: il lavoro notturno è un fattore aggravante riconosciuto che deve essere valutato metodologicamente secondo l'Accordo Europeo 2004. (4) Rischi specifici di genere: le donne in età fertile richiedono una valutazione dedicata ai sensi del D.Lgs. 151/2001. (5) Rischi legati all'isolamento: in contesti con scarse presenze notturne, vanno valutate le procedure di emergenza, la reperibilità del personale addetto al primo soccorso e la raggiungibilità dei servizi di emergenza esterni.
Un lavoratore notturno può chiedere il trasferimento al turno diurno?
Sì, in determinate condizioni il lavoratore notturno ha diritto al trasferimento al turno diurno. L'art. 15 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che il datore di lavoro deve consentire il trasferimento al lavoro diurno quando il medico competente accerti che il lavoratore è affetto da problemi di salute connessi al lavoro notturno. Il trasferimento deve avvenire senza perdita di retribuzione e senza conseguenze sulla posizione lavorativa o sulle prospettive di carriera. Ulteriori ipotesi di diritto al trasferimento al turno diurno sono previste dall'art. 11 D.Lgs. 66/2003 e dal D.Lgs. 151/2001: lavoratrici in stato di gravidanza o nel primo anno di vita del bambino; lavoratrici madri di figli di età inferiore a tre anni o lavoratori padri conviventi con figli di tale età, in assenza di un genitore non lavorante in grado di accudire il figlio; lavoratori che assistono familiari disabili gravi ai sensi della L. 104/1992; lavoratori con documentate condizioni di salute incompatibili con il turno notturno, certificate dal medico competente. Il lavoratore deve formulare la richiesta per iscritto, allegando la documentazione sanitaria o familiare a supporto. Se il trasferimento al turno diurno non è possibile per ragioni oggettive di organizzazione produttiva, il lavoratore può essere sospeso con trattamento corrispondente all'indennità di malattia o con altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva. Il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro a procedere al trasferimento è sanzionabile ai sensi degli artt. 18 e 19 del D.Lgs. 66/2003.

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Domande frequentiFAQ

Chi è considerato lavoratore notturno ai sensi del D.Lgs. 66/2003?
Il D.Lgs. 66/2003, che recepisce la Direttiva 2003/88/CE sull'orario di lavoro, definisce il lavoratore notturno all'art. 1, lett. e). È considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero nel corso dell'anno normale, oppure una quota del suo orario di lavoro annuale superiore a quella stabilita dalla contrattazione collettiva. In mancanza di disciplina contrattuale, la quota è fissata per legge. Il "periodo notturno" è definito dall'art. 1, lett. d) come un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo fra la mezzanotte e le ore cinque del mattino. I contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di settore possono ampliare la definizione di periodo notturno, spostando l'inizio o la fine della fascia, o ridefinire le soglie di ore che qualificano un lavoratore come notturno. La corretta identificazione dei lavoratori notturni è il presupposto per l'applicazione di tutti gli obblighi previsti dagli artt. 11-15 del D.Lgs. 66/2003 in materia di tutela della salute e di sorveglianza sanitaria. Il datore di lavoro è tenuto a identificare formalmente nel DVR e nei registri aziendali i lavoratori classificati come notturni, poiché a tale qualifica sono collegati specifici obblighi, limiti di orario e diritti sindacali.
Il lavoratore notturno deve fare la visita medica obbligatoria?
Sì, la sorveglianza sanitaria per i lavoratori notturni è obbligatoria ai sensi dell'art. 14 del D.Lgs. 66/2003, integrato dall'art. 41 del D.Lgs. 81/08. Prima di adibire un lavoratore al lavoro notturno, il datore di lavoro deve disporre la valutazione preventiva delle condizioni di salute dei lavoratori. La visita medica preventiva ha lo scopo di accertare l'idoneità del lavoratore allo svolgimento del lavoro notturno, tenendo conto dei rischi specifici connessi all'inversione del ritmo circadiano e ai disturbi del sonno. Il medico competente, designato ai sensi del D.Lgs. 81/08, è la figura professionale incaricata di effettuare tali visite. Il giudizio di idoneità alla mansione notturna viene espresso in forma scritta e consegnato sia al lavoratore sia al datore di lavoro. In caso di giudizio di inidoneità temporanea o permanente al lavoro notturno, il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure conseguenti, compreso il trasferimento al turno diurno. I costi della sorveglianza sanitaria sono interamente a carico del datore di lavoro e non possono essere addebitati, nemmeno parzialmente, al lavoratore. La mancata attivazione della sorveglianza sanitaria preventiva espone il datore di lavoro alle sanzioni penali previste dall'art. 55 D.Lgs. 81/08.
Ogni quanto va ripetuta la visita medica per i lavoratori notturni?
L'art. 14 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che i lavoratori notturni hanno diritto a sottoporsi a una verifica del loro stato di salute con una periodicità biennale, ovvero ogni due anni. Tuttavia, il medico competente può disporre una periodicità più ravvicinata in relazione all'età del lavoratore, allo stato di salute accertato e al profilo di rischio della mansione. In particolare, per i lavoratori di età superiore ai cinquanta anni la periodicità delle visite è annuale. La visita periodica è necessaria per verificare che le condizioni di salute del lavoratore non siano deteriorate a causa del lavoro notturno e per intercettare tempestivamente eventuali patologie correlate: disturbi del sonno, alterazioni cardiovascolari, metaboliche, gastrointestinali e neoplastiche associate all'esposizione prolungata al lavoro in turno notturno. Qualora il lavoratore ne faccia richiesta motivata, ha diritto a una visita medica supplementare anche al di fuori delle scadenze programmate. In caso di inidoneità accertata in visita periodica, si applicano le stesse tutele previste per l'inidoneità accertata in fase preventiva, compreso il diritto al trasferimento diurno. Il piano di sorveglianza sanitaria deve essere documentato nel DVR e aggiornato dal medico competente almeno annualmente.
Il lavoro notturno va valutato nel DVR?
Sì, in modo esplicito e documentato. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) redatto ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08 deve contenere la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli derivanti dall'organizzazione del lavoro, tra cui il lavoro notturno e il lavoro a turni. Il rischio connesso al lavoro notturno non riguarda solo la dimensione della sicurezza fisica — maggior rischio di infortuni per riduzione della vigilanza nelle ore notturne, illuminazione insufficiente, minore presenza di personale di supporto — ma comprende anche i rischi per la salute correlati alla desincronizzazione del ritmo circadiano: disturbi del sonno, patologie cardiovascolari, metaboliche e gastrointestinali. Il DVR deve indicare: l'elenco dei lavoratori notturni e dei turni adottati; la valutazione dei rischi specifici associati al lavoro notturno nella mansione considerata; le misure preventive e protettive adottate (adeguamento dell'illuminazione, pause, formazione, procedure di emergenza notturna); il piano di sorveglianza sanitaria; le procedure di informazione e formazione dei lavoratori. L'omissione della valutazione del rischio da lavoro notturno nel DVR espone il datore di lavoro alle sanzioni previste dall'art. 55 D.Lgs. 81/08.
Una lavoratrice in stato di gravidanza può lavorare di notte?
No. Il divieto di lavoro notturno per le lavoratrici in stato di gravidanza è assoluto e si applica dall'inizio della gestazione fino al compimento di un anno di età del bambino. Il riferimento normativo principale è l'art. 53 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), che vieta di adibire le donne al lavoro dalle ore 24 alle ore 6 per l'intero periodo della gravidanza e fino al compimento del primo anno di vita del bambino. In caso di gravidanza, la lavoratrice ha diritto a essere trasferita al lavoro diurno senza riduzione della retribuzione e senza alcuna conseguenza sulla progressione di carriera. Il divieto si estende anche alle lavoratrici che adottano o hanno in affidamento un bambino di età inferiore a un anno. L'art. 11 del D.Lgs. 66/2003 ribadisce e integra queste tutele, riconoscendo il diritto al trasferimento al turno diurno anche per le madri di figli di età inferiore a tre anni e per le lavoratrici in allattamento, qualora il medico competente attesti l'incompatibilità con il lavoro notturno. Se il trasferimento a mansione diurna non è possibile per oggettive ragioni produttive, si può ricorrere all'astensione anticipata dal lavoro con indennità a carico dell'INPS. L'inosservanza di questi divieti è punita con sanzioni penali e amministrative.
Quante ore può lavorare di notte un lavoratore in un periodo di 24 ore?
L'art. 13 del D.Lgs. 66/2003 fissa il limite massimo dell'orario di lavoro notturno in otto ore nelle ventiquattro ore, calcolate come media su un periodo di riferimento di quattro mesi determinato dalla contrattazione collettiva. In assenza di disciplina contrattuale specifica, il periodo di riferimento è pari a quattro mesi. Questo limite ha natura di norma imperativa e non può essere derogato unilateralmente dal datore di lavoro. I contratti collettivi nazionali possono stabilire un periodo di riferimento più lungo, fino a sei mesi, o fino a dodici mesi per particolari settori con accordi di secondo livello. Per i lavoratori notturni che svolgono lavori con rischi particolari o notevoli tensioni fisiche o mentali — individuati dalla contrattazione collettiva oppure, in assenza, dal D.M. 24 luglio 2012 — il limite delle otto ore si applica in modo assoluto, senza possibilità di superamento nemmeno come media su periodo. È importante ricordare che il limite delle otto ore di lavoro notturno si cumula con i limiti generali sull'orario di lavoro previsti dal D.Lgs. 66/2003: il periodo minimo di riposo giornaliero di undici ore consecutive e il riposo settimanale di ventiquattro ore consecutive. Il superamento sistematico del limite notturno espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, a responsabilità penale.
Quali rischi specifici deve valutare il datore per il turno notturno?
La valutazione dei rischi del turno notturno deve essere più articolata rispetto a quella del turno diurno, perché le condizioni di lavoro notturno introducono fattori di rischio aggiuntivi che devono essere analizzati e documentati nel DVR ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08. I principali ambiti da valutare sono: (1) Rischio infortuni: nelle ore notturne si registra una riduzione della vigilanza e dei tempi di reazione per effetto della sonnolenza circadiana, con picco critico tra le 2 e le 4 del mattino; occorre valutare se le procedure di sicurezza, i sistemi di allarme e i presidi di pronto soccorso sono adeguati a un contesto di minor presidio umano. (2) Rischio per la salute da turno notturno cronico: alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi metabolici (obesità, diabete), cardiovascolari (ipertensione, cardiopatie ischemiche), gastrointestinali (ulcera peptica, colite) e potenziale rischio oncologico (l'IARC classifica il lavoro a turni con perturbazione del ritmo circadiano come probabile cancerogeno, Gruppo 2A). (3) Rischio stress lavoro-correlato: il lavoro notturno è un fattore aggravante riconosciuto che deve essere valutato metodologicamente secondo l'Accordo Europeo 2004. (4) Rischi specifici di genere: le donne in età fertile richiedono una valutazione dedicata ai sensi del D.Lgs. 151/2001. (5) Rischi legati all'isolamento: in contesti con scarse presenze notturne, vanno valutate le procedure di emergenza, la reperibilità del personale addetto al primo soccorso e la raggiungibilità dei servizi di emergenza esterni.
Un lavoratore notturno può chiedere il trasferimento al turno diurno?
Sì, in determinate condizioni il lavoratore notturno ha diritto al trasferimento al turno diurno. L'art. 15 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che il datore di lavoro deve consentire il trasferimento al lavoro diurno quando il medico competente accerti che il lavoratore è affetto da problemi di salute connessi al lavoro notturno. Il trasferimento deve avvenire senza perdita di retribuzione e senza conseguenze sulla posizione lavorativa o sulle prospettive di carriera. Ulteriori ipotesi di diritto al trasferimento al turno diurno sono previste dall'art. 11 D.Lgs. 66/2003 e dal D.Lgs. 151/2001: lavoratrici in stato di gravidanza o nel primo anno di vita del bambino; lavoratrici madri di figli di età inferiore a tre anni o lavoratori padri conviventi con figli di tale età, in assenza di un genitore non lavorante in grado di accudire il figlio; lavoratori che assistono familiari disabili gravi ai sensi della L. 104/1992; lavoratori con documentate condizioni di salute incompatibili con il turno notturno, certificate dal medico competente. Il lavoratore deve formulare la richiesta per iscritto, allegando la documentazione sanitaria o familiare a supporto. Se il trasferimento al turno diurno non è possibile per ragioni oggettive di organizzazione produttiva, il lavoratore può essere sospeso con trattamento corrispondente all'indennità di malattia o con altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva. Il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro a procedere al trasferimento è sanzionabile ai sensi degli artt. 18 e 19 del D.Lgs. 66/2003.

Fonti normative

  • D.Lgs. 66/2003 — Attuazione delle direttive sull'orario di lavoro
  • Art. 11 D.Lgs. 66/2003 — Lavoro notturno: categorie esenti e tutele particolari
  • Art. 13 D.Lgs. 66/2003 — Durata massima del lavoro notturno
  • Art. 14 D.Lgs. 66/2003 — Protezione in materia di sicurezza e salute
  • Art. 15 D.Lgs. 66/2003 — Trasferimento al lavoro diurno
  • Art. 28 D.Lgs. 81/08 — Oggetto della valutazione dei rischi
  • Art. 53 D.Lgs. 151/2001 — Divieto di lavoro notturno per le lavoratrici madri
  • Direttiva 2003/88/CE — Orario di lavoro

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