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FAQ lavoratori over 55: età e valutazione dei rischi

Cosa chiede la legge e cosa conviene fare in un’azienda in cui l’età media dei lavoratori cresce.

Risposta rapida

Il DVR deve considerare i rischi connessi alle differenze di età (art. 28 D.Lgs. 81/2008). Per i lavoratori più anziani pesano soprattutto movimentazione dei carichi, caldo, lavoro notturno e richieste visive. Le misure ergonomiche migliorano il lavoro per tutti; l’idoneità si valuta sulla persona, non sull’età, e l’età non può essere usata come motivo di esclusione.

Le domande che seguono aiutano a integrare l’età nella valutazione dei rischi senza trasformarla in un criterio discriminatorio.

Domande frequenti su lavoratori anziani e sicurezzaFAQ

La legge prevede obblighi specifici per i lavoratori anziani?
Non esiste una disciplina dedicata, ma l’art. 28, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 chiede espressamente di valutare i rischi connessi alle differenze di età. Il DVR deve quindi chiedersi se alcune mansioni, con l’invecchiamento della forza lavoro, diventano più gravose o più rischiose, e programmare le misure. L’età da sola non può essere motivo di esclusione da una mansione: il D.Lgs. 216/2003 vieta le discriminazioni per età, salvo requisiti essenziali e proporzionati.
Cosa cambia con l’età dal punto di vista della sicurezza?
In media diminuiscono forza muscolare, capacità aerobica, tolleranza al caldo e al lavoro notturno, acuità visiva da vicino e in condizioni di scarsa luce, udito alle alte frequenze, velocità di reazione. Aumentano esperienza, capacità di prevedere i problemi e spesso l’attenzione alla sicurezza. Le statistiche mostrano in genere infortuni meno frequenti ma con conseguenze più gravi e assenze più lunghe. Le differenze tra individui della stessa età sono però molto ampie.
Come cambia la valutazione della movimentazione manuale dei carichi?
I metodi richiamati dall’Allegato XXXIII del D.Lgs. 81/2008, basati sulla norma ISO 11228-1, tengono conto di età e genere: nella versione del metodo NIOSH comunemente adottata in Italia la costante di peso è 25 kg per gli uomini tra 18 e 45 anni e scende a 20 kg oltre i 45 anni; per le donne è 20 kg tra 18 e 45 anni e 15 kg oltre. Una valutazione fatta senza considerare l’età dei lavoratori addetti può quindi sottostimare il rischio.
Quali misure sono più efficaci?
Quelle che migliorano il lavoro per tutti: ausili di sollevamento, riduzione dei pesi e delle altezze di presa, postazioni regolabili, illuminazione più intensa e senza abbagliamento, segnali acustici a frequenze udibili, pause più frequenti nei lavori pesanti o al caldo, rotazione su compiti meno gravosi, turni che limitano il lavoro notturno consecutivo. Il trasferimento di competenze dai lavoratori esperti ai più giovani è un beneficio che conviene organizzare.
Il medico competente può limitare la mansione per l’età?
Il medico competente esprime il giudizio di idoneità sulla base dello stato di salute del singolo lavoratore, non dell’età anagrafica. Può stabilire una periodicità delle visite diversa da quella standard in funzione della valutazione dei rischi e del lavoratore (art. 41, comma 2, lett. b) e indicare limitazioni o prescrizioni. Se il lavoratore è giudicato inidoneo alla mansione, si applica l’art. 42.
E per lavoro notturno e caldo?
Il lavoro notturno richiede la valutazione dell’idoneità prima dell’assegnazione e controlli periodici almeno ogni due anni (D.Lgs. 66/2003, art. 14). Il caldo è un rischio maggiore per i lavoratori più anziani e per chi assume farmaci che riducono la termoregolazione: la valutazione dello stress termico deve prevedere misure organizzative per le ore più calde e l’informazione sui sintomi.

Fonti normative

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