Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza

FAQ Bombole Gas Compressi: sicurezza, stoccaggio e obblighi D.Lgs. 81/08

Risposte alle domande più frequenti sulla sicurezza delle bombole di gas compresso in azienda: separazione ossigeno/acetilene, distanze minime, catene di fissaggio, ispezioni periodiche INAIL, etichettatura UNI EN 1089-3, DPI, ambienti confinati e trasporto ADR 2025.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

La corretta gestione delle bombole di gas compresso (ossigeno, acetilene, CO₂, azoto, argon e altri gas tecnici) richiede il rispetto di precisi obblighi normativi previsti dal D.Lgs. 81/08, dal D.M. 22 novembre 2017 e dall'ADR 2025. Ti aiutiamo a verificare la conformità delle aree di stoccaggio, a impostare le procedure operative e a formare i lavoratori addetti alla manipolazione.

Contenuti revisionati da consulenti tecnici

Verificati da professionisti del settore

Copertura nazionale con consulenti sul territorio

Presenti in tutta Italia

Fonti normative tracciate e aggiornate

Riferimenti sempre verificabili

Documenti adattati alla tua attività

Personalizzati sul caso specifico

Queste FAQ raccolgono i dubbi più comuni di datori di lavoro, RSPP e addetti alla sicurezza in merito alla corretta gestione delle bombole di gas compresso nei luoghi di lavoro, con riferimento alla normativa vigente in materia di prevenzione incendi, attrezzature a pressione e trasporto di merci pericolose.

Domande frequenti sulla sicurezza delle bombole di gas compressoFAQ

Qual è la distanza minima obbligatoria tra bombole di ossigeno e bombole di acetilene in stoccaggio?
Il D.M. 22 novembre 2017 ("Norme di sicurezza antincendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio dei depositi di gas infiammabili e comburenti in recipienti mobili") stabilisce che le bombole di gas comburenti (ossigeno) e quelle di gas infiammabili (acetilene, GPL, idrogeno) devono essere separate da una distanza minima di 3 metri oppure da una parete resistente al fuoco con classificazione non inferiore a REI 30. Questa prescrizione si applica sia ai depositi interni sia alle aree di stoccaggio all'aperto. La separazione fisica è necessaria perché la vicinanza tra comburenti e combustibili in caso di perdita può creare atmosfere ad alto rischio di incendio e deflagrazione. Nelle aree di lavoro la stessa regola va applicata durante l'utilizzo: le bombole non in uso devono essere riportate nelle aree di stoccaggio separate al termine di ogni turno. Il mancato rispetto di queste distanze costituisce una violazione delle disposizioni di prevenzione incendi e, ove ne derivi un infortunio, può configurare responsabilità ai sensi degli artt. 589 e 590 c.p. con l'aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche (D.Lgs. 81/08, art. 15).
Quali sono gli obblighi di ispezione periodica per i recipienti a pressione come le bombole di gas compresso?
Le bombole di gas compresso sono considerate "attrezzature a pressione" soggette alla disciplina del D.Lgs. 81/08 (art. 71 e Allegato VII) e al D.M. 1° dicembre 2004 n. 329, che recepisce la Direttiva PED (97/23/CE). I controlli periodici comprendono due livelli principali: (a) Verifiche periodiche da parte dell'INAIL (già ISPESL) o di soggetti abilitati ai sensi del D.M. 329/2004: per le bombole destinate a gas compressi le periodicità tipiche sono quinquennali (ogni 5 anni) o decennali a seconda della pressione di esercizio, del volume interno e del tipo di gas contenuto. Per le bombole in acetilene si applicano regole specifiche più restrittive in ragione dell'instabilità del gas. (b) Verifica di messa in servizio: prima di utilizzare una bombola riacquistata o proveniente da un fornitore esterno, il datore di lavoro deve acquisire la documentazione di conformità e la data dell'ultima ispezione. Le bombole scadute di verifica non possono essere messe in pressione e devono essere restituite al gestore/fornitore. Il datore di lavoro è tenuto a tenere un registro delle verifiche effettuate, conservato presso l'unità produttiva, consultabile dagli organi di vigilanza (ASL/ATS, VVF, INAIL). Il mancato aggiornamento delle verifiche periodiche comporta la sanzione prevista dall'art. 87 del D.Lgs. 81/08.
Come si riconoscono i gas contenuti nelle bombole? Qual è lo standard di colore vigente?
L'identificazione delle bombole tramite colore è disciplinata dalla norma UNI EN 1089-3:2011 "Recipienti trasportabili per gas — Identificazione del gas (escluso GLP) — Parte 3: Codice colori". La norma assegna a ciascun tipo di gas o miscela un colore specifico delle ogive (cappuccio) della bombola, mantenendo la superficie laterale del corpo in grigio RAL 7001 come colore di fondo neutro. I principali codici di colore dell'ogiva sono: ossigeno — bianco; acetilene — amaranto (rosso scuro); azoto — nero; argon — verde scuro; CO₂ — grigio (variante specifica); aria compressa — bianco/nero (bande). Le miscele hanno codici cromatici combinati. I datori di lavoro devono formare i lavoratori al riconoscimento del codice colore e vietare l'utilizzo di bombole non identificabili o con ogive corrose/ridipinte. L'etichettatura deve rimanere integra per tutta la vita utile della bombola. In fase di accettazione della merce, l'ufficio sicurezza deve verificare la corrispondenza tra il colore dell'ogiva, il gas dichiarato nella scheda di sicurezza (SDS) e i dati riportati sulla targa della bombola (D.Lgs. 81/08, Allegato XXVI; Regolamento CLP/GHS n. 1272/2008).
Come devono essere stoccate le bombole di gas compresso in azienda?
Le bombole di gas compresso devono essere stoccate in posizione verticale con la valvola verso l'alto, assicurate con catene, cinghie o supporti rigidi fissi per evitare la caduta accidentale, che potrebbe causare la rottura della valvola e la proiezione della bombola come missile (effetto razzo). Le aree di stoccaggio devono rispettare i seguenti requisiti minimi: pavimentazione piana e antisdrucciolo; ventilazione naturale o forzata adeguata (per gas più pesanti dell'aria come CO₂, argon e propano occorre ventilazione dal basso; per gas più leggeri come idrogeno e acetilene occorre ventilazione dall'alto); assenza di fonti di accensione (impianti elettrici ATEX nelle zone con gas infiammabili); segnaletica di pericolo conforme al D.Lgs. 81/08 (Allegato XXV) con pittogrammi GHS e cartelli di divieto di fumo/fiamme libere. Le bombole vuote devono essere separate da quelle piene con apposita segnaletica, con valvola chiusa e cappuccio di protezione applicato. Il deposito deve essere protetto da impatti di veicoli e da accessi non autorizzati. I requisiti strutturali per i depositi di medie e grandi dimensioni sono definiti nel D.M. 22 novembre 2017 in base alla quantità di gas stoccata.
A quale distanza minima devono essere tenute le bombole da fonti di calore?
Il D.Lgs. 81/08 e le norme tecniche di settore prescrivono che le bombole di gas compresso — indipendentemente dal tipo di gas contenuto — siano mantenute a una distanza minima di almeno 0,5 metri da radiatori, tubazioni di vapore e altri corpi scaldanti, e di almeno 1 metro da caminetti, forni, stufe e fonti di calore dirette. In caso di esposizione alla luce solare diretta prolungata in condizioni estive, le bombole devono essere protette con tettoie o teli riflettenti, poiché il surriscaldamento aumenta la pressione interna e può portare all'apertura delle valvole di sicurezza o, nei casi estremi, alla rottura del recipiente (BLEVE). Per le bombole di acetilene la distanza da fonti di calore assume rilievo critico anche per il rischio di decomposizione esotermica del gas, che può avvenire sopra i 300 °C. Nei luoghi di lavoro con alte temperature ambientali (fonderie, reparti di verniciatura a forno, impianti ceramici) è necessario che la valutazione del rischio (DVR) preveda procedure operative specifiche per la gestione delle bombole in queste condizioni, con istruzioni operative scritte ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08.
Quali rischi comporta l'utilizzo di bombole di gas compresso in ambienti confinati?
L'utilizzo di bombole di gas compresso in ambienti confinati (vasche, serbatoi, cunicoli, gallerie, locali con scarsa ventilazione) comporta rischi gravi e specifici disciplinati dal D.P.R. 14 settembre 2011 n. 177 e dall'art. 66 del D.Lgs. 81/08. I pericoli principali sono due: (a) Rischio di asfissia: i gas inerti come argon, azoto e CO₂, essendo inodori e insapori, possono saturare rapidamente l'ambiente riducendo la concentrazione di ossigeno al di sotto del 17% (soglia di anossia). Poiché non allertano i sensi, una perdita non rilevata può portare alla perdita di coscienza e alla morte per ipossia in pochi minuti. (b) Rischio di incendio/esplosione: le perdite di ossigeno arricchiscono l'atmosfera, abbassando drasticamente le soglie di infiammabilità dei materiali ordinari; le perdite di acetilene, idrogeno o metano creano atmosfere esplosive (categoria ATEX). Prima di qualsiasi operazione in ambiente confinato con bombole di gas, il datore di lavoro deve: effettuare una valutazione specifica dei rischi; nominare un preposto che vigili dall'esterno; dotare gli operatori di rilevatori di gas portatili (ossigeno, CO, LEL) e di autorespiratori; predisporre un piano di emergenza e salvataggio. Il D.P.R. 177/2011 richiede che le imprese che operano in ambienti confinati siano qualificate e abbiano il 30% di personale esperto. La violazione di queste disposizioni comporta sanzioni penali ai sensi degli artt. 65 e 66 del D.Lgs. 81/08.
Quali DPI sono obbligatori per la manipolazione delle bombole di gas compresso?
Il D.Lgs. 81/08 (artt. 74-79) e l'Allegato VIII prescrivono l'utilizzo dei DPI appropriati al rischio specifico. Per la manipolazione delle bombole di gas compresso, i DPI minimi raccomandati sono: (a) Guanti di protezione meccanica (categoria II, norma EN 388): proteggono dalle lacerazioni e abrasioni durante la movimentazione manuale delle bombole. Per operazioni con gas criogenici o con CO₂ in forma liquida si utilizzano guanti criogenici (EN 511). Attenzione: i guanti in pelle o materiali oleosi non devono essere usati quando si maneggiano bombole di ossigeno, per il rischio di ignizione. (b) Calzature di sicurezza antinfortunistiche (EN ISO 20345): proteggono i piedi in caso di caduta della bombola. (c) Occhiali di protezione con ripari laterali (EN 166) o visiera facciale: obbligatori durante il collegamento/disconnessione dei raccordi, per proteggersi da fuoriuscite di gas o particelle. (d) Per i gas tossici (es. CO, cloro, ammoniaca): maschera con filtro specifico o autorespiratore a seconda della concentrazione. (e) Per operazioni di carica/scarica in spazi aperti: casco di protezione. Il datore di lavoro deve formare i lavoratori sull'uso corretto dei DPI (art. 77 D.Lgs. 81/08) e tenere un registro della distribuzione (Allegato I D.Lgs. 81/08). I DPI devono essere certificati CE di categoria appropriata e sottoposti a manutenzione periodica.
Quali sono le regole per il trasporto di bombole di gas compresso su automezzi aziendali?
Il trasporto su strada di bombole di gas compresso è disciplinato dall'Accordo europeo ADR 2025 (Accord relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route), recepito in Italia con il D.Lgs. 35/2010 e periodicamente aggiornato. Le bombole di gas compresso sono classificate come merci pericolose di Classe 2 (gas). I principali obblighi per il trasporto aziendale sono: (a) Esenzioni quantitative: per piccole quantità (uso privato o cantieristico con quantità inferiori ai valori soglia ADR per ciascun gas) si applicano le esenzioni parziali della sezione 1.1.3.6 ADR. Superati tali valori è richiesta la piena conformità ADR. (b) Documentazione: documento di trasporto con denominazione tecnica del gas, numero ONU (es. UN 1072 per ossigeno compresso, UN 1001 per acetilene disciolto), classe di pericolo e quantità. (c) Sicurezza del carico: le bombole devono essere fissate con cinghie o sistemi anti-rollio in posizione verticale o orizzontale (secondo il tipo di gas), con cappucci di protezione applicati. (d) Etichette di pericolo: cartelli ADR applicati all'esterno del veicolo quando vengono superati i limiti di esenzione. (e) Formazione del conducente: per i trasporti soggetti alla piena disciplina ADR, il conducente deve essere in possesso del certificato ADR in corso di validità. Per i trasporti in esenzione è comunque consigliabile la formazione di base sui rischi dei gas trasportati, documentata ai sensi dell'art. 36 D.Lgs. 81/08.

Approfondisci

Domande frequentiFAQ

Qual è la distanza minima obbligatoria tra bombole di ossigeno e bombole di acetilene in stoccaggio?
Il D.M. 22 novembre 2017 ("Norme di sicurezza antincendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio dei depositi di gas infiammabili e comburenti in recipienti mobili") stabilisce che le bombole di gas comburenti (ossigeno) e quelle di gas infiammabili (acetilene, GPL, idrogeno) devono essere separate da una distanza minima di 3 metri oppure da una parete resistente al fuoco con classificazione non inferiore a REI 30. Questa prescrizione si applica sia ai depositi interni sia alle aree di stoccaggio all'aperto. La separazione fisica è necessaria perché la vicinanza tra comburenti e combustibili in caso di perdita può creare atmosfere ad alto rischio di incendio e deflagrazione. Nelle aree di lavoro la stessa regola va applicata durante l'utilizzo: le bombole non in uso devono essere riportate nelle aree di stoccaggio separate al termine di ogni turno. Il mancato rispetto di queste distanze costituisce una violazione delle disposizioni di prevenzione incendi e, ove ne derivi un infortunio, può configurare responsabilità ai sensi degli artt. 589 e 590 c.p. con l'aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche (D.Lgs. 81/08, art. 15).
Quali sono gli obblighi di ispezione periodica per i recipienti a pressione come le bombole di gas compresso?
Le bombole di gas compresso sono considerate "attrezzature a pressione" soggette alla disciplina del D.Lgs. 81/08 (art. 71 e Allegato VII) e al D.M. 1° dicembre 2004 n. 329, che recepisce la Direttiva PED (97/23/CE). I controlli periodici comprendono due livelli principali: (a) Verifiche periodiche da parte dell'INAIL (già ISPESL) o di soggetti abilitati ai sensi del D.M. 329/2004: per le bombole destinate a gas compressi le periodicità tipiche sono quinquennali (ogni 5 anni) o decennali a seconda della pressione di esercizio, del volume interno e del tipo di gas contenuto. Per le bombole in acetilene si applicano regole specifiche più restrittive in ragione dell'instabilità del gas. (b) Verifica di messa in servizio: prima di utilizzare una bombola riacquistata o proveniente da un fornitore esterno, il datore di lavoro deve acquisire la documentazione di conformità e la data dell'ultima ispezione. Le bombole scadute di verifica non possono essere messe in pressione e devono essere restituite al gestore/fornitore. Il datore di lavoro è tenuto a tenere un registro delle verifiche effettuate, conservato presso l'unità produttiva, consultabile dagli organi di vigilanza (ASL/ATS, VVF, INAIL). Il mancato aggiornamento delle verifiche periodiche comporta la sanzione prevista dall'art. 87 del D.Lgs. 81/08.
Come si riconoscono i gas contenuti nelle bombole? Qual è lo standard di colore vigente?
L'identificazione delle bombole tramite colore è disciplinata dalla norma UNI EN 1089-3:2011 "Recipienti trasportabili per gas — Identificazione del gas (escluso GLP) — Parte 3: Codice colori". La norma assegna a ciascun tipo di gas o miscela un colore specifico delle ogive (cappuccio) della bombola, mantenendo la superficie laterale del corpo in grigio RAL 7001 come colore di fondo neutro. I principali codici di colore dell'ogiva sono: ossigeno — bianco; acetilene — amaranto (rosso scuro); azoto — nero; argon — verde scuro; CO₂ — grigio (variante specifica); aria compressa — bianco/nero (bande). Le miscele hanno codici cromatici combinati. I datori di lavoro devono formare i lavoratori al riconoscimento del codice colore e vietare l'utilizzo di bombole non identificabili o con ogive corrose/ridipinte. L'etichettatura deve rimanere integra per tutta la vita utile della bombola. In fase di accettazione della merce, l'ufficio sicurezza deve verificare la corrispondenza tra il colore dell'ogiva, il gas dichiarato nella scheda di sicurezza (SDS) e i dati riportati sulla targa della bombola (D.Lgs. 81/08, Allegato XXVI; Regolamento CLP/GHS n. 1272/2008).
Come devono essere stoccate le bombole di gas compresso in azienda?
Le bombole di gas compresso devono essere stoccate in posizione verticale con la valvola verso l'alto, assicurate con catene, cinghie o supporti rigidi fissi per evitare la caduta accidentale, che potrebbe causare la rottura della valvola e la proiezione della bombola come missile (effetto razzo). Le aree di stoccaggio devono rispettare i seguenti requisiti minimi: pavimentazione piana e antisdrucciolo; ventilazione naturale o forzata adeguata (per gas più pesanti dell'aria come CO₂, argon e propano occorre ventilazione dal basso; per gas più leggeri come idrogeno e acetilene occorre ventilazione dall'alto); assenza di fonti di accensione (impianti elettrici ATEX nelle zone con gas infiammabili); segnaletica di pericolo conforme al D.Lgs. 81/08 (Allegato XXV) con pittogrammi GHS e cartelli di divieto di fumo/fiamme libere. Le bombole vuote devono essere separate da quelle piene con apposita segnaletica, con valvola chiusa e cappuccio di protezione applicato. Il deposito deve essere protetto da impatti di veicoli e da accessi non autorizzati. I requisiti strutturali per i depositi di medie e grandi dimensioni sono definiti nel D.M. 22 novembre 2017 in base alla quantità di gas stoccata.
A quale distanza minima devono essere tenute le bombole da fonti di calore?
Il D.Lgs. 81/08 e le norme tecniche di settore prescrivono che le bombole di gas compresso — indipendentemente dal tipo di gas contenuto — siano mantenute a una distanza minima di almeno 0,5 metri da radiatori, tubazioni di vapore e altri corpi scaldanti, e di almeno 1 metro da caminetti, forni, stufe e fonti di calore dirette. In caso di esposizione alla luce solare diretta prolungata in condizioni estive, le bombole devono essere protette con tettoie o teli riflettenti, poiché il surriscaldamento aumenta la pressione interna e può portare all'apertura delle valvole di sicurezza o, nei casi estremi, alla rottura del recipiente (BLEVE). Per le bombole di acetilene la distanza da fonti di calore assume rilievo critico anche per il rischio di decomposizione esotermica del gas, che può avvenire sopra i 300 °C. Nei luoghi di lavoro con alte temperature ambientali (fonderie, reparti di verniciatura a forno, impianti ceramici) è necessario che la valutazione del rischio (DVR) preveda procedure operative specifiche per la gestione delle bombole in queste condizioni, con istruzioni operative scritte ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08.
Quali rischi comporta l'utilizzo di bombole di gas compresso in ambienti confinati?
L'utilizzo di bombole di gas compresso in ambienti confinati (vasche, serbatoi, cunicoli, gallerie, locali con scarsa ventilazione) comporta rischi gravi e specifici disciplinati dal D.P.R. 14 settembre 2011 n. 177 e dall'art. 66 del D.Lgs. 81/08. I pericoli principali sono due: (a) Rischio di asfissia: i gas inerti come argon, azoto e CO₂, essendo inodori e insapori, possono saturare rapidamente l'ambiente riducendo la concentrazione di ossigeno al di sotto del 17% (soglia di anossia). Poiché non allertano i sensi, una perdita non rilevata può portare alla perdita di coscienza e alla morte per ipossia in pochi minuti. (b) Rischio di incendio/esplosione: le perdite di ossigeno arricchiscono l'atmosfera, abbassando drasticamente le soglie di infiammabilità dei materiali ordinari; le perdite di acetilene, idrogeno o metano creano atmosfere esplosive (categoria ATEX). Prima di qualsiasi operazione in ambiente confinato con bombole di gas, il datore di lavoro deve: effettuare una valutazione specifica dei rischi; nominare un preposto che vigili dall'esterno; dotare gli operatori di rilevatori di gas portatili (ossigeno, CO, LEL) e di autorespiratori; predisporre un piano di emergenza e salvataggio. Il D.P.R. 177/2011 richiede che le imprese che operano in ambienti confinati siano qualificate e abbiano il 30% di personale esperto. La violazione di queste disposizioni comporta sanzioni penali ai sensi degli artt. 65 e 66 del D.Lgs. 81/08.
Quali DPI sono obbligatori per la manipolazione delle bombole di gas compresso?
Il D.Lgs. 81/08 (artt. 74-79) e l'Allegato VIII prescrivono l'utilizzo dei DPI appropriati al rischio specifico. Per la manipolazione delle bombole di gas compresso, i DPI minimi raccomandati sono: (a) Guanti di protezione meccanica (categoria II, norma EN 388): proteggono dalle lacerazioni e abrasioni durante la movimentazione manuale delle bombole. Per operazioni con gas criogenici o con CO₂ in forma liquida si utilizzano guanti criogenici (EN 511). Attenzione: i guanti in pelle o materiali oleosi non devono essere usati quando si maneggiano bombole di ossigeno, per il rischio di ignizione. (b) Calzature di sicurezza antinfortunistiche (EN ISO 20345): proteggono i piedi in caso di caduta della bombola. (c) Occhiali di protezione con ripari laterali (EN 166) o visiera facciale: obbligatori durante il collegamento/disconnessione dei raccordi, per proteggersi da fuoriuscite di gas o particelle. (d) Per i gas tossici (es. CO, cloro, ammoniaca): maschera con filtro specifico o autorespiratore a seconda della concentrazione. (e) Per operazioni di carica/scarica in spazi aperti: casco di protezione. Il datore di lavoro deve formare i lavoratori sull'uso corretto dei DPI (art. 77 D.Lgs. 81/08) e tenere un registro della distribuzione (Allegato I D.Lgs. 81/08). I DPI devono essere certificati CE di categoria appropriata e sottoposti a manutenzione periodica.
Quali sono le regole per il trasporto di bombole di gas compresso su automezzi aziendali?
Il trasporto su strada di bombole di gas compresso è disciplinato dall'Accordo europeo ADR 2025 (Accord relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route), recepito in Italia con il D.Lgs. 35/2010 e periodicamente aggiornato. Le bombole di gas compresso sono classificate come merci pericolose di Classe 2 (gas). I principali obblighi per il trasporto aziendale sono: (a) Esenzioni quantitative: per piccole quantità (uso privato o cantieristico con quantità inferiori ai valori soglia ADR per ciascun gas) si applicano le esenzioni parziali della sezione 1.1.3.6 ADR. Superati tali valori è richiesta la piena conformità ADR. (b) Documentazione: documento di trasporto con denominazione tecnica del gas, numero ONU (es. UN 1072 per ossigeno compresso, UN 1001 per acetilene disciolto), classe di pericolo e quantità. (c) Sicurezza del carico: le bombole devono essere fissate con cinghie o sistemi anti-rollio in posizione verticale o orizzontale (secondo il tipo di gas), con cappucci di protezione applicati. (d) Etichette di pericolo: cartelli ADR applicati all'esterno del veicolo quando vengono superati i limiti di esenzione. (e) Formazione del conducente: per i trasporti soggetti alla piena disciplina ADR, il conducente deve essere in possesso del certificato ADR in corso di validità. Per i trasporti in esenzione è comunque consigliabile la formazione di base sui rischi dei gas trasportati, documentata ai sensi dell'art. 36 D.Lgs. 81/08.

Fonti normative

  • D.Lgs. 81/08 — artt. 15, 28, 66, 71-79, Allegati VII, VIII, XXV, XXVI
  • D.M. 22 novembre 2017 — Norme antincendi per depositi di gas infiammabili e comburenti in recipienti mobili
  • D.M. 1° dicembre 2004 n. 329 — Attrezzature a pressione: messa in servizio e verifiche periodiche
  • D.P.R. 14 settembre 2011 n. 177 — Lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati
  • UNI EN 1089-3:2011 — Recipienti trasportabili per gas: codice colori delle ogive
  • ADR 2025 Classe 2 — Trasporto internazionale su strada di gas compressi, liquefatti e disciolti
  • Regolamento CE n. 1272/2008 (CLP/GHS) — Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze pericolose

Vuoi sapere quali obblighi si applicano alla tua attività?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e a impostare i documenti necessari.

ChiamaPreventivo gratuito