FAQ ATEX: atmosfere esplosive nei luoghi di lavoro
Gli obblighi del Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 per chi lavora con gas, vapori o polveri combustibili: valutazione, classificazione delle zone, documento, attrezzature, segnaletica e formazione.
Se nell’azienda possono formarsi atmosfere esplosive (gas, vapori, nebbie o polveri combustibili), il datore di lavoro deve valutare il rischio, classificare le aree in zone, redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni come parte del DVR, usare attrezzature di categoria adeguata alla zona, segnalare le aree e formare i lavoratori esposti.
Le regole sono negli artt. 287-297 e negli Allegati XLIX, L e LI del D.Lgs. 81/2008, che recepiscono la direttiva 1999/92/CE (la cosiddetta ATEX “luoghi di lavoro”). La costruzione degli apparecchi è disciplinata separatamente dalla direttiva 2014/34/UE.
Domande frequenti sulle atmosfere esplosiveFAQ
Cos’è un’atmosfera esplosiva e quando si applica la normativa ATEX?
È una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga all’intera miscela (art. 288 D.Lgs. 81/2008). Il Titolo XI si applica a tutte le attività in cui i lavoratori possono essere esposti a questo rischio (art. 287), con alcune esclusioni come le industrie estrattive, la fabbricazione e il trasporto di esplosivi e l’uso di apparecchi a gas regolati da norme specifiche.
Quali attività sono tipicamente soggette?
Quelle con liquidi infiammabili, gas o polveri combustibili: verniciatura a spruzzo e depositi di solventi, falegnamerie con aspirazione delle polveri di legno, mulini, silos e panifici industriali (farine, zucchero), mangimifici, distributori di carburante, impianti a biogas, locali di ricarica delle batterie al piombo (idrogeno), aziende chimiche e farmaceutiche. La presenza di queste sostanze non basta: conta se possono formarsi miscele esplosive in quantità pericolose.
Come si fa la valutazione del rischio di esplosione?
L’art. 290 chiede di valutare la probabilità e la durata della presenza di atmosfere esplosive, la probabilità che siano presenti e attive fonti di accensione (comprese le scariche elettrostatiche), le caratteristiche degli impianti, delle sostanze e dei processi e l’entità degli effetti prevedibili. La valutazione considera anche i luoghi collegati tramite aperture alle aree pericolose. Le misure seguono l’ordine dell’art. 289: prima impedire la formazione dell’atmosfera esplosiva, poi evitare l’accensione, infine attenuare gli effetti dell’esplosione.
Cosa sono le zone 0, 1, 2 e 20, 21, 22?
Sono le classi in cui l’Allegato XLIX divide le aree pericolose. Per gas, vapori e nebbie: zona 0 se l’atmosfera esplosiva è presente in permanenza, per lunghi periodi o frequentemente; zona 1 se è probabile che si formi occasionalmente durante le normali attività; zona 2 se non è probabile che si formi e, se succede, dura poco. Per le polveri combustibili le zone corrispondenti sono 20, 21 e 22. La classificazione si fa di norma con le norme tecniche CEI EN 60079-10-1 (gas) e 60079-10-2 (polveri).
Cos’è il documento sulla protezione contro le esplosioni e chi lo redige?
È la parte del DVR dedicata al rischio di esplosione (art. 294). Deve indicare i rischi individuati e valutati, le misure adottate, la classificazione delle zone, i luoghi a cui si applicano le prescrizioni dell’Allegato L e il fatto che luoghi, attrezzature e dispositivi di allarme sono progettati, usati e mantenuti in sicurezza. Va elaborato prima dell’inizio del lavoro e riveduto quando ci sono modifiche, ampliamenti o trasformazioni rilevanti. La responsabilità è del datore di lavoro, che di solito si avvale di un tecnico esperto per la classificazione delle zone.
Quali attrezzature si possono usare nelle zone classificate?
Apparecchi e sistemi di protezione conformi alla direttiva 2014/34/UE (recepita con il D.Lgs. 85/2016), di categoria adeguata alla zona secondo l’Allegato L: categoria 1 nelle zone 0 e 20; categoria 1 o 2 nelle zone 1 e 21; categoria 1, 2 o 3 nelle zone 2 e 22. Valgono anche per attrezzature portatili, utensili e apparecchi elettronici introdotti nelle aree. Prima del primo utilizzo di luoghi con aree classificate va verificata la sicurezza dell’intero impianto contro le esplosioni.
Le aree ATEX vanno segnalate?
Sì, quando è necessario. Le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive in quantità tali da mettere in pericolo i lavoratori vanno segnalate nei punti di accesso con il cartello triangolare giallo con la sigla EX previsto dall’Allegato LI (art. 293, comma 3). Nelle stesse aree vanno gestiti i permessi di lavoro per le attività che possono innescare un’esplosione, come i lavori a caldo.
La formazione ATEX è obbligatoria?
Sì. I lavoratori esposti al rischio di esplosione e i loro rappresentanti devono essere informati e formati sui risultati della valutazione, in particolare su misure adottate, classificazione delle zone, modalità operative per ridurre le fonti di accensione, rischi connessi ai sistemi di protezione e corretta manipolazione di liquidi infiammabili e polveri combustibili (art. 294-bis). Questa formazione si aggiunge a quella generale e specifica dei lavoratori.
Gli impianti elettrici nelle zone ATEX hanno verifiche particolari?
Sì. Gli impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione sono soggetti a verifica periodica ogni 2 anni ai sensi del DPR 462/2001, eseguita da ASL/ARPA o da un organismo abilitato. Il datore di lavoro deve inoltre mantenere gli apparecchi secondo le istruzioni del fabbricante e le norme tecniche di ispezione e manutenzione.
Cosa succede se nello stesso luogo lavorano più imprese?
Ogni datore di lavoro resta responsabile per le aree sotto il suo controllo, ma il datore di lavoro responsabile del luogo di lavoro coordina l’attuazione delle misure e indica nel documento sulla protezione contro le esplosioni lo scopo, le misure e le modalità del coordinamento (art. 292). Il tema va riportato anche nel DUVRI quando ci sono appalti.