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Osservatorio Sicurezza Industria Moda e Tessile 2024-2025

Analisi degli infortuni e delle malattie professionali nel settore moda, tessile e abbigliamento basata sui dati INAIL 2023-2024: frequenza infortuni, comparazione settoriale e principali rischi per i lavoratori del comparto.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

L'industria della moda e del tessile (ATECO 13-15) registra circa 8.000-10.000 infortuni denunciati annualmente all'INAIL, con incidenza più elevata nelle lavorazioni meccanizzate (taglio, cucitura industriale) e nella tintoria-finissaggio per l'esposizione ad agenti chimici. Il distretto pratese, Biella e Como rappresentano i cluster produttivi con maggiore intensità di rischio. Supportiamo la gestione documentale e la valutazione dei rischi specifici per le aziende del comparto.

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Dati INAIL 2023-2024: infortuni nel settore tessile-abbigliamento

Il settore tessile-abbigliamento (codici ATECO 13 — Fabbricazione di prodotti tessili, ATECO 14 — Confezione di articoli di abbigliamento, ATECO 15 — Fabbricazione di articoli in pelle e cuoio) registra, sulla base delle elaborazioni indicative sui dati INAIL Open Data, un volume di infortuni denunciati annualmente compreso tra 8.000 e 10.000 eventi per i soli codici 13 e 14, con l'aggiunta di alcune centinaia di casi per il comparto pelletteria-calzature (ATECO 15). Questi numeri collocano il comparto al di sotto dei grandi settori tradizionalmente ad alto rischio — costruzioni, metalmeccanica pesante, logistica — ma con specificità infortunistiche significative legate alla natura delle lavorazioni.

L'indice di frequenza(rapporto tra infortuni indennizzati e occupati per mille) nel tessile-abbigliamento si colloca indicativamente tra 20 e 35 per mille addetti, valore superiore alla media del manifatturiero "leggero" ma inferiore ai settori delle costruzioni (circa 50-60 per mille) e della metalmeccanica pesante. L'indice di gravità(giorni perduti per infortunio) è contenuto per le tipologie traumatiche acute (tagli da aghi, scivolamenti), ma risulta elevato nelle malattie professionali a insorgenza lenta riconosciute dall'INAIL con periodi di inabilità prolungati.

Il confronto con la media manifatturiera evidenzia alcune specificità del comparto: mentre la manifattura in senso ampio registra una quota significativa di infortuni da cadute, da macchine pesanti e da movimentazione di carichi, nel tessile-abbigliamento predominano gli infortuni da macchine da cucire e da taglio (punture di aghi, lacerazioni da lame rotanti) e le malattie professionali a insorgenza lenta. In particolare, i dati INAIL sulle malattie professionali denunciate nel comparto mostrano una prevalenza di: dermatosi professionali (dermatiti allergiche e irritative da coloranti, solventi, appretti chimici); perdita uditiva da rumore nei reparti di tessitura e orlatura; danni muscolo-scheletrici da postura fissa seduta e movimenti ripetitivi degli arti superiori nelle cucitrici, nelle rifilatrici e nelle addette al controllo qualità; pneumopatie da polveri di fibre (bissinosi da cotone, asma professionale da lana e da ausiliari chimici del finissaggio).

Le province con la maggiore concentrazione di denunce di infortuni e malattie professionali nel tessile-abbigliamento riflettono la localizzazione dei principali distretti produttivi: Prato (lana cardata e cascami riciclati), Como (seta e stampa tessile), Biella (lana pettinata e filati pregiati) e le province venete e lombarde dell'area della calzatura-pelletteria (Vicenza, Treviso, Vigevano).

Codice ATECOCompartoMalattie professionali prevalenti
13.10Filatura fibre tessiliBissinosi, asma professionale, ipoacusia
13.20Tessitura prodotti tessiliIpoacusia da rumore (telai), disturbi muscolo-scheletrici
13.30Finissaggio e tintoriaDermatosi, patologie respiratorie da coloranti/solventi
14.1xConfezione abbigliamentoSindrome tunnel carpale, tendinopatie, disturbi visivi
15.xxPelletteria e calzatureAllergie da colle e solventi, disturbi muscolo-scheletrici

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL Open Data e Rapporti Annuali INAIL (serie 2019-2024). I valori sono approssimativi; per i dati ufficiali consultare INAIL Open Data.

I principali rischi nel comparto moda-tessile

Il profilo di rischio del comparto moda-tessile è composito e coinvolge fattori meccanici, chimici, fisici ed ergonomici che si combinano differentemente a seconda della fase produttiva e del distretto. Una corretta valutazione dei rischi ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08 deve affrontare tutti questi aspetti in modo sistematico e documentato.

Macchine da cucire industriali: puntura aghi e schiacciamento

Le macchine da cucire industriali (cucitrici piane, overlock, punto catenella, macchine per cuciture speciali) costituiscono la principale fonte di infortuni traumatici acuti nel comparto abbigliamento. Gli eventi più frequenti sono la puntura dell'agosulle dita della mano durante il posizionamento del tessuto — causa dell'elevata velocità operativa (fino a 5.000-7.000 punti al minuto) e della necessità di guidare manualmente il tessuto vicino all'ago — e lo schiacciamentoda pressa o da calcetto pressore. La Direttiva Macchine 2006/42/CE (recepita in Italia dal D.Lgs. 17/2010) impone la presenza di dispositivi di protezione dell'ago conformi alle specifiche tecniche applicabili. Il Titolo III del D.Lgs. 81/08 (artt. 69-87) disciplina l'uso delle attrezzature di lavoro, richiedendo la formazione specifica degli operatori sull'uso sicuro delle macchine da cucire, la manutenzione periodica documentata e la verifica dell'integrità dei dispositivi di protezione.

Macchine da taglio: lame rotanti e coltelli a striscia

Le operazioni di taglio del tessuto (per la produzione di capi in serie o di campioni) vengono eseguite con macchine da taglio a lama verticale, a lama rotante o a coltello a nastro. Le lame rotanti e i coltelli a striscia rappresentano sorgenti di rischio di lacerazioni gravi agli arti superiori, in particolare in caso di scivolamento del tessuto durante l'operazione di taglio, di contatto accidentale con la lama in movimento durante il riposizionamento dei piani di tessuto o durante la sostituzione della lama stessa. Le misure preventive primarie includono: guanti anticaglio certificati EN 388 con livello di resistenza al taglio adeguato (livello D o E per le operazioni più esposte), dispositivi di protezione della lama conformi alla Direttiva Macchine, formazione specifica sulle procedure di sicurezza per la sostituzione delle lame (lockout/tagout) e manutenzione preventiva programmata per garantire l'affilatura adeguata e ridurre la forza necessaria al taglio.

Rumore: telai e reparti di orlatura

I reparti di tessitura con telai a proiettile, a pinza o a getto d'aria rappresentano uno degli ambienti di lavoro più rumorosi del manifatturiero leggero. I livelli di pressione sonora misurati in questi reparti si collocano indicativamente in un range di 90-105 dB(A), ampiamente al di sopra del valore limite di esposizione fissato a LEX,8h = 87 dB(A) dal Titolo VIII, Capo II del D.Lgs. 81/08. Anche i reparti di orlatura e cucitura industriale con numerose macchine in funzione simultanea possono raggiungere livelli di 85-90 dB(A). Il Titolo VIII impone per esposizioni superiori a 80 dB(A) l'obbligo di informazione e formazione e la messa a disposizione di dispositivi di protezione individuale dell'udito (otoprotettori); oltre gli 85 dB(A) l'uso degli otoprotettori diventa obbligatorio e scatta l'obbligo di sorveglianza audiometrica periodica. L'ipoacusia professionale da rumore è una delle malattie professionali tabellate INAIL con più alta frequenza di denuncia nel comparto tessile.

Agenti chimici: tinture, solventi, acidi e fissativi

Le fasi di tintoria, stampa e finissaggio del tessuto comportano l'uso di un'ampia gamma di agenti chimici classificati ai sensi del Regolamento CE 1272/2008 (CLP): coloranti reattivi, disperse, acidi e basici (alcuni classificati come sensibilizzanti cutanei e respiratori categoria 1A o 1B); solventi organici per la pulizia dei piani di stampa e dei circuiti di tintoria (alcoli, acetone, idrocarburi alifatici); acidi inorganici (acido acetico, acido formico, acido solforico in soluzione) utilizzati come mordenzanti e fissativi; agenti appretti e finissaggicontenenti formaldeide (classificata IARC gruppo 1: cancerogeno certo per l'uomo), resine sintetiche, fluoropolimeri per il trattamento idrorepellente. Il Titolo IX del D.Lgs. 81/08 impone la valutazione del rischio chimico con riferimento ai valori limite di esposizione professionale (VLEP), la sostituzione degli agenti pericolosi ove tecnicamente possibile, l'adozione di sistemi di aspirazione localizzata e la sorveglianza sanitaria per gli addetti esposti ad agenti sensibilizzanti o cancerogeni.

Polveri di fibre: cotone (bissinosi) e lana

L'inalazione prolungata di polveri di fibre vegetali grezze — in particolare cotone non ancora trattato — causa la bissinosi, una pneumopatia ostruttiva cronica tabellata dall'INAIL come malattia professionale per gli addetti alle fasi di apertura balle, cardatura e filatura del cotone grezzo. Il sintomo più caratteristico è la costrizione toracica al rientro in fabbrica dopo il riposo festivo (cosiddetto "effetto lunedì"). Le polveri di lana possono contenere agenti biologici potenzialmente pericolosi (spore di Bacillus anthracis nelle lane grezze di provenienza non certificata), sebbene questo rischio sia oggi pressoché eliminato nei cicli produttivi italiani grazie ai protocolli doganali. Le norme di prevenzione richiedono impianti di aspirazione localizzata ai punti di generazione delle polveri, conformi alle specifiche tecniche UNI EN 12779, e sorveglianza sanitaria con spirometria periodica per tutti gli addetti esposti oltre le concentrazioni limite (frazione inalabile e toracica definite dall'Accordo Stato-Regioni).

Ergonomia e postura: le cucitrici in postura seduta fissa

Le addette alla cucitura industriale svolgono la propria attività in postura seduta fissa per turni di 6-8 ore, con movimenti ripetitivi degli arti superiori (guida del tessuto sotto l'ago, azionamento del pedale, regolazione della tensione del filo) ad alta frequenza di ciclo. Questi fattori determinano un rischio significativo di disturbi muscolo-scheletrici degli arti superiori: sindrome del tunnel carpale, tendinopatie del polso e della spalla, epicondilite laterale, periartrite scapolo-omerale. La valutazione del rischio ergonomico deve essere effettuata con metodi validati — OCRA Index o Check-list OCRA (norma UNI EN 1005-5) per i movimenti ripetitivi, RULA per la postura — ai sensi del Titolo VI del D.Lgs. 81/08. Le misure preventive comprendono la riprogettazione ergonomica della postazione (piano di lavoro regolabile in altezza, supporto per gli avambracci, seduta regolabile con supporto lombare), l'introduzione di micro-pause fisiologiche ogni 60-90 minuti, la rotazione tra mansioni con diverso carico biomeccanico e la sorveglianza sanitaria mirata agli arti superiori.

Illuminazione insufficiente nelle lavorazioni di precisione

Le lavorazioni di cucitura, ricamo, controllo qualità e ispezione visiva del tessuto richiedono livelli di illuminamento elevati: la norma UNI EN 12464-1 per i luoghi di lavoro interni indica valori di illuminamento mantenuto di 500 lux per la cucitura e di 750 lux per i lavori di precisione su tessuto. Un illuminamento insufficiente costringe le lavoratrici ad avvicinare il tessuto agli occhi, forzando la postura del collo (rischio cervicalgia) e aumentando l'affaticamento visivo con riduzione dell'attenzione e conseguente aumento del rischio di puntura di ago. L'Allegato IV del D.Lgs. 81/08 impone livelli minimi di illuminamento nei luoghi di lavoro adeguati alla natura delle attività svolte.

Trend 2022-2025: digitalizzazione, fast fashion e nuovi rischi emergenti

Il comparto moda-tessile italiano è attraversato da trasformazioni strutturali che modificano il profilo di rischio e creano nuove sfide per la sicurezza dei lavoratori. I principali fenomeni del triennio 2022-2025 sono la pressione produttiva legata al modello fast fashion, l'automazione delle fasi a maggior contenuto di rischio e la frammentazione della filiera produttiva attraverso il subappalto.

Fast fashion e pressione sui lavoratori: ritmi e straordinari

Il modello di business del fast fashion — fondato sulla rapida rotazione delle collezioni (da 2-4 stagioni annue ai cicli continui di alcune catene con nuovi modelli ogni 1-2 settimane) — determina pressioni produttive intense sui laboratori di confezione che alimentano la filiera. Queste pressioni si traducono in aumento dei ritmi di lavoro, frequente ricorso agli straordinari in prossimità delle scadenze di consegna e riduzione dei tempi di pausa. Tutti questi fattori sono documentati come cause di aumento del rischio infortunistico: la fatica mentale e fisica riduce i tempi di reazione e aumenta la probabilità di errori operativi vicino alle macchine da cucire e da taglio. Il PSSL 2023-2025 (Piano Nazionale Sicurezza sul Lavoro) segnala l'intensificazione dei ritmi produttivi come fattore di rischio trasversale nella manifattura leggera.

Automazione e nuovi rischi: cobot e macchine CNC da taglio

L'automazione delle fasi di taglio (sistemi CAD-CAM con taglio automatizzato multistrato) e la progressiva introduzione di robot collaborativi (cobot) nelle fasi di movimentazione dei rotoli di tessuto e di carico/scarico delle macchine da cucire modificano il profilo di rischio del comparto. Se da un lato l'automazione del taglio riduce il rischio di lacerazioni da lama per gli addetti al posizionamento dei piani di tessuto, dall'altro introduce nuovi rischi da interazione uomo-macchina nelle stazioni di lavoro automatizzate (schiacciamento da braccio robotico, interferenza con la traiettoria del cobot) che devono essere valutati ai sensi della norma ISO/TS 15066:2016 (sistemi robotici collaborativi) e del nuovo Regolamento Macchine UE 2023/1230, applicabile alle macchine messe in servizio dopo il 20 gennaio 2027. La valutazione del rischio residuo deve essere aggiornata nel DVR ogni volta che viene introdotto un nuovo sistema automatizzato.

Subappalto e lavoro sommerso nei piccoli laboratori di sartoria

Il fenomeno della frammentazione produttiva attraverso catene di subappalto — con l'affidamento delle fasi labour-intensive (cucitura, orlatura, rifinitura) a piccoli laboratori artigianali e sartoriali — ha un impatto diretto sul livello di tutela dei lavoratori. I piccoli laboratori in subappalto sono statisticamente caratterizzati da: gestione della sicurezza meno strutturata rispetto ai committenti principali; maggiore incidenza di lavoro irregolare o sommerso con lavoratori non coperti da sorveglianza sanitaria e formazione; macchine da cucire spesso datate e prive di adeguata manutenzione e aggiornamento dei dispositivi di sicurezza; ambienti di lavoro con carenze di illuminazione, ventilazione e spazio operativo adeguato. L'INL ha intensificato i controlli ai laboratori di subappalto nei distretti tessili, con particolare attenzione alle situazioni di interposizione di manodopera e di impiego irregolare di lavoratori stranieri.

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Domande frequentiFAQ

Quali sono i rischi specifici più frequenti nelle sartorie industriali del distretto pratese?
Le sartorie industriali del distretto pratese presentano un profilo di rischio caratterizzato da: (1) infortuni da macchine da cucire industriali (puntura di ago sulle dita, schiacciamento da calcetto pressore) con incidenza più elevata nelle aziende con personale non formato o con dispositivi di protezione dell'ago assenti o non funzionanti; (2) esposizione a polveri di fibre di lana cardata e di cascami riciclati nelle fasi di preparazione della materia prima, con rischio di patologie respiratorie (asma professionale); (3) disturbi muscolo-scheletrici da movimenti ripetitivi degli arti superiori nelle cucitrici, con alta prevalenza di sindrome del tunnel carpale e tendinopatie; (4) esposizione a coloranti e ausiliari chimici nelle fasi di rifinizione del capo. La specificità pratese è la presenza rilevante di lavoratori stranieri — spesso con barriere linguistiche — nei laboratori in subappalto, il che rende più difficile garantire l'efficacia della formazione obbligatoria ai sensi del D.Lgs. 81/08. Il datore di lavoro deve assicurarsi che la formazione sia comprensibile, con materiali tradotti o con supporto di mediatori linguistici.
I lavoratori delle tintorie tessili sono esposti a agenti cancerogeni? Quali obblighi scattano?
Sì: alcune sostanze utilizzate nei processi di tintura e finissaggio del tessuto sono classificate come cancerogene o mutagene ai sensi del Regolamento CE 1272/2008 (CLP). Il caso più rilevante è la formaldeide (IARC gruppo 1: cancerogeno certo per l'uomo), utilizzata come agente reticolante in alcuni appretti antimuffa e antipiega. Anche alcune classi di coloranti azotati — quelli che per degradazione riducente liberano ammine aromatiche cancerogene vietate dal Regolamento REACH — possono rappresentare un rischio. Quando un lavoratore è esposto a un agente cancerogeno, scattano gli obblighi aggiuntivi del Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/08 (artt. 233-245): obbligo di sostituire l'agente cancerogeno con una sostanza meno pericolosa ove tecnicamente possibile (principio di sostituzione, art. 235); riduzione dell'esposizione al livello più basso tecnicamente raggiungibile; tenuta del registro degli esposti (art. 243); sorveglianza sanitaria rafforzata da parte del medico competente; comunicazione all'INAIL dei dati sugli esposti. Le SDS delle sostanze in uso devono essere analizzate per identificare tutte le sostanze CMR (cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione) presenti nei processi di tintoria.
Le polveri di cotone (bissinosi) sono ancora un rischio nei cotonifici italiani moderni?
Il rischio di bissinosi nei cotonifici italiani moderni è significativamente ridotto rispetto al passato per effetto di tre fattori: (1) la quasi totalità del cotone grezzo lavorato in Italia è già sottoposta a trattamento di sgrassaggio e lavaggio prima dell'ingresso in filatura, il che abbassa il contenuto di endotossine batteriche responsabili della risposta infiammatoria alla base della bissinosi; (2) gli impianti di filatura moderni incorporano sistemi di aspirazione e filtrazione delle polveri molto più efficienti rispetto agli impianti degli anni '70-'80, con livelli di concentrazione di polvere inalabile notevolmente ridotti; (3) il numero di addetti alla filatura del cotone grezzo in Italia si è ridotto drasticamente per effetto della concorrenza internazionale e della delocalizzazione. Tuttavia, il rischio non è eliminato: i valori limite di esposizione professionale (VLEP) per le polveri di cotone (frazione inalabile: 0,5 mg/m³ per il cotone grezzo, 1 mg/m³ per il cotone trattato, secondo le linee guida INAIL) devono essere rispettati, con campionamento ambientale e personale periodico e sorveglianza sanitaria con spirometria per gli addetti esposti.
Come si valuta il rischio ergonomico per le cucitrici che lavorano 8 ore in postura seduta alla macchina?
La valutazione del rischio ergonomico per le cucitrici deve essere effettuata con metodi validati che considerano separatamente due componenti di rischio: (1) il rischio da movimenti ripetitivi degli arti superiori, valutato con il metodo OCRA (Occupational Repetitive Actions) secondo la norma UNI EN 1005-5 o la norma ISO 11228-3. Il metodo OCRA calcola un indice che mette in relazione la frequenza effettiva dei movimenti con la frequenza massima raccomandata, considerando la presenza di posture incongrue, l'uso di forza, i fattori complementari (vibrazione, posture di precisione) e l'adeguatezza dei tempi di recupero; (2) il rischio da postura di lavoro, valutato con il metodo RULA (Rapid Upper Limb Assessment) o REBA, che analizzano la postura del collo, del tronco e degli arti superiori e quantificano il rischio in livelli. Per le cucitrici, le posture tipicamente critiche sono la flessione del collo (>20°) per osservare il punto di cucitura, la protrazione delle spalle e la flessione del polso durante la guida del tessuto. Il DVR deve documentare i risultati della valutazione ergonomica e le misure correttive adottate, che tipicamente includono la regolabilità in altezza del piano di lavoro e della sedia, il supporto per gli avambracci, le pause fisiologiche programmate e la rotazione tra mansioni.
Le aziende del Fast Fashion che subappaltano la produzione in Italia hanno responsabilità sulla sicurezza dei lavoratori del subappaltatore?
Sì, ma i contorni della responsabilità dipendono dalla natura del contratto e dal livello di controllo esercitato. Sul piano del D.Lgs. 81/08, l'art. 26 disciplina gli obblighi del datore di lavoro committente in caso di affidamento di lavori a imprese appaltatrici o lavoratori autonomi nell'ambito della propria azienda: il committente è tenuto a verificare l'idoneità tecnico-professionale dell'appaltatore (inclusa la regolarità della gestione della sicurezza), a fornire informazioni sui rischi specifici dell'ambiente di lavoro e a promuovere il coordinamento e la cooperazione. Quando la produzione viene subappaltata presso i locali del subappaltatore (laboratorio esterno), l'art. 26 si applica con minore intensità, ma non elimina la responsabilità del committente di verificare l'idoneità tecnico-professionale del fornitore. Sul piano civilistico e della responsabilità da filiera, il D.Lgs. 231/2001 e l'evoluzione giurisprudenziale riconoscono una responsabilità degli enti per reati commessi in loro interesse da soggetti della filiera in condizioni di dipendenza economica. Le aziende del fast fashion che commercializzano in Italia con marchi propri e che esercitano un controllo sostanziale sui processi produttivi dei subfornitori (imponendo modelli, materiali, tempi e prezzi) si espongono a un rischio reputazionale e, in alcune circostanze, a responsabilità solidale in caso di violazioni gravi delle norme di sicurezza nei laboratori in subappalto.

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