Il settore calzaturiero e della pelletteria — che comprende la fabbricazione di calzature (ATECO 15.20), la produzione di articoli da viaggio, borse e pelletteria (ATECO 15.12) e la preparazione e concia di pellami e cuoio (ATECO 15.11) — presenta un profilo di rischio SSL caratterizzato da criticità specifiche e storicamente documentate. L'impiego di solventi organici nelle operazioni di incollaggio (n-esano, toluolo, acetato di etile, acetone) ha causato, nei decenni passati, gravi polineuropatie periferiche nei lavoratori dei principali distretti italiani (Fermo-Macerata, Brenta, Verona, Napoli, Barletta). Nonostante la sostituzione parziale delle formulazioni più pericolose, il rischio chimico rimane il fattore prioritario da valutare e gestire. Si aggiungono il rischio da polveri di cuoio (pneumoconiosi, allergie respiratorie), i rischi biomeccanici da movimenti ripetitivi degli arti superiori, il rumore dei macchinari e il rischio incendio-esplosione da solventi infiammabili (ATEX). Il declino produttivo per la competizione asiatica si accompagna alla permanenza di produzioni di lusso — con fornitori di marchi come Gucci e Prada — dove la maggiore attenzione qualitativa si riflette anche in una migliore cultura della sicurezza.
Il settore: struttura, distretti e contesto produttivo
L'industria calzaturiera e della pelletteria italiana è strutturata in distretti produttivi a forte specializzazione territoriale, con una netta prevalenza di piccole e medie imprese. La frammentazione dimensionale è uno degli elementi che più condiziona la qualità della gestione SSL: molte aziende operano con meno di 15 dipendenti, il che limita le risorse disponibili per la sicurezza pur non riducendo in alcun modo gli obblighi di legge.
Principali distretti produttivi
- Fermo-Macerata (Marche):distretto a vocazione calzaturiera, tra i più grandi d'Italia per numero di addetti e imprese; forte presenza di terzismo per griffe del lusso.
- Riviera del Brenta (Venezia-Padova): specializzato nella calzatura femminile di alta gamma; fornisce marchi internazionali del lusso.
- Verona e provincia: produzione di calzatura sportiva, casual e da lavoro; significativa presenza di pelletterie.
- Napoli: tradizione artigianale nella calzatura su misura; presenza di laboratori anche di piccole dimensioni.
- Barletta (Puglia): produzione di calzature di fascia media e medio-bassa; forte esposizione alla concorrenza internazionale.
Codici ATECO rilevanti
- 15.11 — Preparazione e concia del cuoio e delle pelli; preparazione e tintura di pellicce
- 15.12 — Fabbricazione di articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria
- 15.20 — Fabbricazione di calzature (la più rilevante per dimensione del comparto)
La filiera è spesso interconnessa: molte imprese calzaturiere si approvvigionano di semilavorati in cuoio da concerie (settore 13 e 15.11) e da pelletterie specializzate, con un profilo di rischio chimico che può variare significativamente a seconda della fase produttiva svolta.
Contesto economico: il settore ha subito una contrazione produttiva significativa per effetto della competizione asiatica, con riduzione del numero di imprese e addetti. Tuttavia, la fascia alta del mercato — calzatura di lusso e pelletteria per grandi marchi della moda — ha mantenuto o incrementato la produzione in Italia, introducendo anche standard qualitativi e di conformità che si riflettono positivamente sulla gestione della sicurezza nei fornitori qualificati.
Rischi specifici: solventi organici e agenti chimici
Il rischio chimico da solventi organici è il fattore di pericolo storicamente più rilevante e documentato nel settore calzaturiero. Le operazioni di incollaggio — che interessano l'assemblaggio delle parti della scarpa (tomaia, suola, contrafforti) — richiedono l'uso di adesivi a base di solventi la cui composizione chimica determina i profili di rischio per la salute dei lavoratori.
- N-esano: il solvente più pericolosoIl n-esano è stato responsabile di epidemie di polineuropatia periferica nei lavoratori calzaturieri italiani a partire dagli anni '70, con casi documentati nei distretti di Milano, Firenze, Vigevano e successivamente in Puglia e Campania. La sostanza è altamente neurotossica: il suo metabolita, l'esanedione 2,5, danneggia la mielina dei nervi periferici causando un'assonpatia progressiva con debolezza muscolare e parestesie agli arti. Il VLEP (Valore Limite di Esposizione Professionale) fissato dall'Allegato XXXVIII del D.Lgs. 81/08 è di 20 ppm come media ponderata su 8 ore (TWA) — uno dei limiti più bassi tra i solventi comuni, che riflette l'elevata pericolosità neurologica. Il biomonitoraggio con dosaggio dell'acido 2,5-esandionico nelle urine a fine turno è l'indicatore biologico di riferimento per verificare l'esposizione individuale.
- Toluolo e acetato di etileIl toluolo (VLEP: 50 ppm TWA) è presente in alcune formulazioni di colle e primer per calzature. È classificato come tossico per la riproduzione (Repr. 2) e ha effetti neurotossici ad alte concentrazioni. L'acetato di etile, più comune nelle formulazioni moderne come sostituto parziale del n-esano, è meno neurotossico ma infiammabile e irritante per le mucose. Il passaggio a colle a base acquosa — laddove tecnicamente compatibile con i requisiti produttivi — rappresenta la misura di prevenzione più efficace sul piano della salute, pur non eliminando completamente il rischio chimico.
- Acetone e altri solventi di puliziaL'acetone è ampiamente utilizzato nelle operazioni di pulizia e sgrassatura delle superfici da incollare. È classificato come infiammabile (punto di infiammabilità -18 °C) e irritante per le vie respiratorie, ma con minore tossicità sistemica rispetto al n-esano. Il VLEP è di 500 ppm TWA. La coesistenza di più solventi nel medesimo ambiente di lavoro richiede una valutazione delle miscele secondo i criteri dell'art. 233 del D.Lgs. 81/08 (effetti additivi per solventi con analogo meccanismo d'azione).
- Polveri di cuoio: allergeni e pneumoconiosiLe operazioni di taglio, ribattitura, carteggiatura e rifinitura del cuoio generano polveri organiche che possono causare sensibilizzazione allergica delle vie respiratorie e della cute. Il cromo VI residuo nelle pelli conciate al cromo è un sensibilizzante cutaneo noto (classificato cancerogeno Cat. 1A per inalazione nella forma esavalente) e può essere presente nelle polveri di cuoio. Il Regolamento REACH (Allegato XVII, voce 47) limita la concentrazione di cromo VI nelle pelli coniate a 3 mg/kg. L'esposizione prolungata a polveri organiche può inoltre determinare un quadro di pneumoconiosi da polvere organica (sindrome della pelle del conciatore).
Rischi fisici, biomeccanici ed ergonomici
Accanto al rischio chimico, il settore calzaturiero e della pelletteria presenta significativi rischi fisici e biomeccanici, responsabili di una quota rilevante delle malattie professionali denunciate all'INAIL negli ultimi anni.
| Fattore di rischio | Operazioni interessate | Effetti sulla salute | Riferimento normativo |
|---|---|---|---|
| Movimenti ripetitivi arti superiori | Cucitura, orlatura, incollaggio, taglio manuale, finitura | Sindrome del tunnel carpale, tendiniti, epicondilite | D.Lgs. 81/08 Titolo VI; metodo OCRA/checklist OCRA |
| Postura seduta prolungata | Quasi tutte le lavorazioni manuali su banco | Lombalgia, cervicalgia, patologie del rachide | D.Lgs. 81/08 Titolo VI; EN ISO 9241-5 |
| Rischio da presse e taglierine | Fustellatura, taglio suole, timbratura | Infortuni da schiacciamento e taglio alle mani | D.Lgs. 81/08 Titolo III; Dir. Macchine 2006/42/CE |
| Rumore | Operazioni di ribattitura, bachiatura, macchine da cucire industriali | Ipoacusia professionale da rumore | D.Lgs. 81/08 Titolo VIII, Capo II; valori LEX 80/85/87 dB(A) |
| Vibrazioni mano-braccio (HAV) | Lucidatura con attrezzi vibranti, rifinitura | Sindrome di Raynaud professionale, danni vascolari e neurologici | D.Lgs. 81/08 Titolo VIII, Capo III; VLA: 2,5 m/s² |
La sindrome del tunnel carpale e le tendinopatie agli arti superiori sono tra le malattie professionali più frequentemente denunciate dai lavoratori del calzaturiero. Il rischio da movimenti ripetitivi deve essere valutato con metodi validati (checklist OCRA o metodo OCRA completo) e deve portare a misure di prevenzione organizzative (rotazione delle mansioni, pause programmate), tecniche (ausili, strumenti ergonomici) e di sorveglianza sanitaria periodica.
Rischio incendio ed esplosione: la normativa ATEX nei reparti con solventi
L'utilizzo di solventi organici infiammabili nei reparti di incollaggio e pulizia introduce un rischio significativo di incendio ed esplosione. Quando la concentrazione di vapori infiammabili nell'aria si trova tra il limite inferiore di esplodibilità (LEL) e il limite superiore (UEL), qualsiasi fonte di innesco può causare un'esplosione o un incendio rapido.
- Obblighi ATEX (D.Lgs. 81/08, Titolo XI e D.Lgs. 233/2003)Il datore di lavoro deve elaborare il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE), classificare le zone (Zona 0, 1 o 2 per gas e vapori infiammabili) e selezionare attrezzature elettriche e non elettriche certificate Ex. Nei reparti di incollaggio con solventi a basso punto di infiammabilità (come acetato di etile e acetone), la classificazione tipica è Zona 1 in prossimità delle postazioni di incollaggio e Zona 2 nell'area circostante. L'impianto elettrico deve rispettare le prescrizioni delle norme EN 60079 (ATEX).
- Ventilazione e prevenzione incendiLa ventilazione localizzata (LEV) nei reparti di incollaggio svolge una doppia funzione: ridurre l'esposizione dei lavoratori agli agenti chimici (tutela salute) e abbattere la concentrazione di vapori infiammabili al di sotto del 25% del LEL (prevenzione esplosioni). I locali di stoccaggio dei solventi devono avere caratteristiche costruttive specifiche (ventilazione permanente, impianti antideflagranti) e rispettare le norme del Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015) o le regole tecniche specifiche per attività a rischio di incendio elevato.
- DPI per il rischio chimico: guanti categoria IIII dispositivi di protezione individuale (DPI) per le mani contro i solventi organici rientrano nella categoria III (rischi gravi e irreversibili per la salute). Devono essere certificati CE ai sensi del Reg. UE 2016/425 e compatibili con i solventi specificamente impiegati (verifica tramite le tabelle di resistenza chimica del produttore). I guanti in nitrile offrono buona resistenza ad acetato di etile e acetone; per toluolo e n-esano sono preferibili guanti in butile o laminati multistrato. Il datore di lavoro deve documentare la scelta dei DPI nel DVR e verificarne l'uso effettivo.
Dati INAIL: infortuni e malattie professionali nel settore manifatturiero (settore C)
I dati INAIL per il settore calzaturiero e della pelletteria sono ricompresi nell'aggregato del manifatturiero (settore C). Le stime disponibili sulla base delle statistiche pubbliche della Banca Dati INAIL (open.inail.it) indicano per il segmento calzature-pelletteria (ATECO 15.11, 15.12, 15.20) un volume complessivo stimato tra 3.000 e 4.000 infortuni denunciati per anno, con una quota crescente di malattie professionali riconosciute.
- Infortuni da attrezzature: presse e taglierineGli infortuni acuti da macchine (presse idrauliche, fustellatrici, taglierine) agli arti superiori rappresentano una quota rilevante degli eventi gravi. Le mani e le dita sono la sede anatomica più frequentemente coinvolta negli infortuni del comparto, a causa delle operazioni manuali vicino agli organi di lavoro delle macchine. Le misure di protezione (ripari fissi e mobili, comandi bimanualici, distanze di sicurezza calcolate ai sensi EN ISO 13857) devono essere documentate nella valutazione dei rischi da attrezzature.
- Malattie professionali: tunnel carpale, tendinopatie, ipoacusiaLe malattie professionali più frequentemente denunciate nel calzaturiero sono le patologie muscoloscheletriche degli arti superiori — sindrome del tunnel carpale, tendiniti, tenosinoviti, epicondiliti — e l'ipoacusia professionale da rumore. Il trend degli ultimi anni mostra un incremento delle denunce di malattie professionali muscoloscheletriche, coerentemente con il dato nazionale. La sindrome del tunnel carpale è formalmente riconoscibile come malattia professionale tecnopatica ai sensi del D.P.R. 1124/1965 e successive integrazioni (lista INAIL).
- Malattie professionali storiche da n-esanoLa polineuropatia da n-esano ha colpito migliaia di lavoratori calzaturieri italiani tra gli anni '60 e '90, con picchi documentati nei distretti di Milano, Firenze e nel Mezzogiorno. Il progressivo abbandono del n-esano nelle formulazioni delle colle (sostituito con altri solventi o con formulazioni a base acquosa) ha ridotto drasticamente l'incidenza di nuovi casi, ma il rischio permane nei comparti che ancora utilizzano colle a base di n-esano, in particolare nella piccola impresa artigiana.
I dati citati sono stime indicative su elaborazioni di statistiche pubbliche INAIL. Per analisi settoriali precise consultare la Banca Dati Statistica INAIL (open.inail.it) e i Rapporti Annuali INAIL. I codici ATECO 15.11, 15.12 e 15.20 permettono ricerche specifiche per il segmento calzaturiero-pelletteria.
Adempimenti SSL prioritari per il settore calzaturiero e della pelletteria
Data la specificità del profilo di rischio, alcuni adempimenti SSL assumono carattere prioritario per le aziende del settore calzaturiero e della pelletteria, indipendentemente dalla dimensione aziendale.
| Adempimento | Riferimento normativo | Specificità del settore |
|---|---|---|
| Valutazione rischio chimico da solventi (VRC) | D.Lgs. 81/08, artt. 223-228; Titolo IX | Deve includere: elenco completo dei solventi (n-esano, toluolo, acetato di etile, acetone), VLEP applicabili, campionamenti ambientali periodici, valutazione degli effetti additivi per miscele di solventi |
| Sorveglianza sanitaria neurologica (n-esano) | D.Lgs. 81/08, art. 41; Allegato XXXVIII | Protocollo specifico con valutazione neurologica, biomonitoraggio (acido 2,5-esandionico urinario), cadenza almeno annuale per esposti a n-esano; EMG se indicata clinicamente |
| Impianto aspirazione localizzata (LEV) ai posti di incollaggio | D.Lgs. 81/08, art. 225; Titolo IX | Obbligatorio quando la ventilazione generale non garantisce il rispetto dei VLEP; verifica periodica dell'efficienza dell'impianto e documentazione della manutenzione |
| Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE) | D.Lgs. 81/08, artt. 290-298; D.Lgs. 233/2003 | Obbligatorio in presenza di solventi infiammabili; classificazione zone ATEX, scelta di attrezzature Ex, formazione specifica dei lavoratori |
| Valutazione rischio da movimenti ripetitivi (OCRA) | D.Lgs. 81/08, Titolo VI, art. 168 | Metodo OCRA per la valutazione quantitativa del rischio da movimenti ripetitivi degli arti superiori nelle operazioni di cucitura, orlatura, incollaggio manuale e finitura |
| DPI mano-braccio categoria III contro agenti chimici | D.Lgs. 81/08, art. 77; Reg. UE 2016/425 | Guanti chimici compatibili con i solventi impiegati (verifica tabelle resistenza chimica); categoria III per rischi gravi e irreversibili; documentazione della scelta nel DVR |
Attenzione alla filiera:il datore di lavoro committente che affida fasi produttive in appalto (es. incollaggio, rifinitura) a terzisti deve verificare, ai sensi dell'art. 26 del D.Lgs. 81/08, che il terzista adempia agli obblighi di valutazione del rischio chimico e disponga dei relativi sistemi di prevenzione. La scheda di sicurezza (SDS) dei prodotti chimici deve essere trasmessa al terzista prima dell'inizio delle lavorazioni.
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Domande frequenti su sicurezza nel calzaturiero e nella pelletteriaFAQ
Nei reparti di incollaggio è obbligatorio installare un sistema di aspirazione localizzata?
Qual è il valore limite di esposizione professionale (VLEP) per il n-esano nel settore calzaturiero?
La sorveglianza sanitaria neurologica è obbligatoria per i lavoratori esposti a n-esano?
I reparti dove si usano solventi infiammabili sono soggetti alla normativa ATEX?
Fonti normative
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro) — Titolo IX (agenti chimici), Titolo XI (ATEX)
- D.Lgs. 81/08, Allegato XXXVIII — Valori limite di esposizione professionale agli agenti chimici (VLEP n-esano: 20 ppm TWA)
- D.Lgs. 12 giugno 2003, n. 233 (recepimento direttiva ATEX 1999/92/CE)
- Direttiva 2017/164/UE — Valori limite indicativi di esposizione professionale (quarta direttiva VLEP)
- Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) — Allegato XVII, voce 47 (cromo VI nelle pelli)
- Regolamento UE 2016/425 — Dispositivi di protezione individuale (categorizzazione guanti chimici)
- INAIL — Banca Dati Statistica (open.inail.it) — Settore manifatturiero, ATECO 15.xx
- INAIL — Rapporto Annuale INAIL (dati malattie professionali settore C)
- INAIL — Monografie su polineuropatia da n-esano nei distretti calzaturieri italiani
- Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 (formazione lavoratori sicurezza)
- Norma EN ISO 13857 — Distanze di sicurezza per organi in movimento su macchine
- D.M. 3 agosto 2015 — Codice di Prevenzione Incendi (prevenzione rischio incendio nei locali con solventi)
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