L’analisi What-if è una tecnica qualitativa in cui un gruppo di persone che conoscono bene l’impianto o l’attività si pone domande del tipo «cosa succede se…» (la pompa si ferma? il carico è più pesante del previsto? l’operatore salta un passaggio?) e per ogni risposta valuta conseguenze, protezioni esistenti e azioni necessarie. Nella forma più strutturata, con parole guida e liste di controllo, prende il nome di SWIFT ed è descritta nella norma IEC 31010. È più rapida dell’HAZOP e adatta a processi semplici, attività di manutenzione, magazzini e modifiche.
Come si svolge
- Definire l’oggetto (fase, impianto, attività) e raccogliere disegni, procedure, dati sugli eventi passati.
- Formare un gruppo con operatori, manutentori, preposto, RSPP e un facilitatore.
- Generare le domande «what if» per categorie: guasti, errori umani, condizioni esterne, interferenze.
- Per ogni domanda registrare conseguenze, misure presenti e raccomandazioni.
- Trasformare le raccomandazioni in azioni con responsabile e scadenza e riportarle nel DVR.
Esempio di riga di analisi
| Cosa succede se… | Conseguenza | Protezioni presenti | Azione |
|---|---|---|---|
| …l’aspirazione della cabina di verniciatura si ferma durante il lavoro? | Accumulo di vapori di solvente, esposizione dell’operatore, rischio di incendio | Nessun allarme; DPI respiratori | Pressostato con allarme e blocco della pistola; procedura di uscita |
Pregi e limiti
È flessibile e richiede poco tempo, ma il risultato dipende dall’esperienza del gruppo: ciò che nessuno immagina non viene analizzato. Per impianti di processo complessi o pericolosi si preferisce l’HAZOP, eventualmente preceduto da un What-if per una prima scrematura.
Fonti normative
- D.Lgs. 81/2008, art. 28 — Oggetto della valutazione dei rischi
- IEC 31010:2019 — Risk management, Risk assessment techniques (SWIFT)
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