Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza

HAZOP (Hazard and Operability Study): analisi dei pericoli e dell'operabilità

Definizione dell'HAZOP come tecnica di analisi sistematica del rischio per impianti industriali: struttura, parole guida, fasi operative e obblighi normativi in Italia ai sensi del D.Lgs. 105/2015 (Seveso III).

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

L'HAZOP (Hazard and Operability Study) è una tecnica di analisi sistematica del rischio sviluppata negli anni '60 da ICI (Imperial Chemical Industries) per esaminare in modo strutturato i processi industriali. Lo studio consente di individuare le deviazioni dal funzionamento previsto di un processo e di valutarne le conseguenze su sicurezza, ambiente e operatività degli impianti. L'HAZOP è condotto da un team multidisciplinare guidato da un facilitatore esperto, applicando parole guida standardizzate a ciascun nodo di studio del processo.

Contenuti revisionati da consulenti tecnici

Verificati da professionisti del settore

Copertura nazionale con consulenti sul territorio

Presenti in tutta Italia

Fonti normative tracciate e aggiornate

Riferimenti sempre verificabili

Documenti adattati alla tua attività

Personalizzati sul caso specifico

Origine e struttura dell'HAZOP

L'HAZOP nasce alla fine degli anni '60 presso ICI (Imperial Chemical Industries) nel Regno Unito come risposta alla necessità di analizzare in modo rigoroso i rischi dei processi chimici prima della messa in esercizio degli impianti. La tecnica si è progressivamente diffusa a livello internazionale ed è oggi codificata dalla norma IEC 61882:2016, che ne definisce la metodologia applicativa.

La struttura portante di uno studio HAZOP si basa su tre elementi fondamentali. Il primo è il team multidisciplinare: il gruppo di lavoro comprende tipicamente il facilitatore HAZOP (con competenze metodologiche specifiche), il process engineer, il responsabile della strumentazione e controllo, il responsabile di produzione, l'esperto di sicurezza e, quando necessario, specialisti di manutenzione o di processo. La composizione interdisciplinare garantisce che ogni aspetto tecnico e operativo sia valutato da più prospettive.

Il secondo elemento sono i nodi di studio: il sistema o impianto viene suddiviso in sezioni funzionali (nodi), ciascuna delle quali rappresenta una parte del processo con parametri operativi definiti (portata, pressione, temperatura, livello, composizione). Ogni nodo è analizzato separatamente applicando le parole guida.

Il terzo elemento sono le parole guida, che costituiscono il motore analitico dell'HAZOP. Le principali parole guida standardizzate sono: NO (assenza totale della grandezza attesa), MENO (riduzione quantitativa), PIÙ (aumento quantitativo), PARTE DI (composizione incompleta o mancante di un componente), INVERTITO (inversione del senso del parametro, ad esempio flusso contrario), ALTRO CHE (sostituzione completa con qualcosa di diverso dall'atteso). L'applicazione sistematica di queste parole guida ai parametri di processo di ciascun nodo genera lo spazio delle deviazioni da analizzare.

Fasi dello studio HAZOP

Uno studio HAZOP si articola in fasi ben definite, che garantiscono rigore metodologico e tracciabilità dei risultati. La prima fase è la preparazione: il facilitatore e il team raccolgono tutta la documentazione di processo (P&ID, diagrammi di flusso, schede di sicurezza, procedure operative), definiscono l'obiettivo e i confini dell'analisi e suddividono il sistema nei nodi di studio.

La seconda fase è la sessione di analisi, condotta in riunioni strutturate. Per ogni nodo e per ogni combinazione parola guida–parametro, il team identifica: (1) le cause plausibili della deviazione; (2) le conseguenze per la sicurezza, l'ambiente e l'operatività dell'impianto; (3) le salvaguardie esistenti, ovvero i sistemi di protezione, rilevamento e contenimento già presenti nel progetto o nell'esercizio; (4) le raccomandazioni, vale a dire le misure aggiuntive necessarie a ridurre il rischio residuo a livelli accettabili.

La terza fase è la documentazione e follow-up: i risultati dello studio vengono registrati in fogli di lavoro HAZOP normalizzati, con tracciabilità di ogni deviazione analizzata e delle raccomandazioni emesse. Le raccomandazioni sono poi assegnate a responsabili con scadenze e verificate nella fase di close-out, che chiude formalmente lo studio con la conferma dell'implementazione delle misure.

Ambiti di applicazione

L'HAZOP trova applicazione prevalente nei settori dove i processi coinvolgono sostanze pericolose o condizioni operative critiche. Gli ambiti principali includono:

Impianti chimici e petrolchimici: reattori, colonne di distillazione, sistemi di stoccaggio e movimentazione di sostanze infiammabili, tossiche o corrosive. L'HAZOP è qui uno strumento consolidato sin dalla fase di ingegneria di dettaglio.

Raffinerie: l'analisi viene applicata ai treni di distillazione, agli impianti di desolforazione, alle unità di cracking catalitico e alle reti di raccolta e distribuzione interna.

Stabilimenti a rischio rilevante (D.Lgs. 105/2015 — Seveso III): per gli stabilimenti di soglia superiore, lo studio HAZOP è parte integrante del rapporto di sicurezza previsto dall'art. 13 del decreto. La metodologia è richiesta per dimostrare che i rischi di incidente rilevante sono stati analizzati in modo sistematico e che le misure di prevenzione e protezione adottate sono adeguate.

Reti di distribuzione gas: l'HAZOP viene utilizzato per analizzare i rischi di gasdotti, stazioni di riduzione della pressione e impianti di stoccaggio di gas naturale liquefatto (GNL), dove le deviazioni di pressione e portata possono avere conseguenze gravi sull'ambiente circostante.

HAZOP vs FMEA vs What-if: confronto tra le principali tecniche di hazard identification

L'HAZOP non è l'unica tecnica disponibile per l'analisi dei pericoli nei processi industriali. Una comprensione delle differenze metodologiche aiuta a scegliere lo strumento più adatto al contesto specifico.

La FMEA (Failure Mode and Effects Analysis) è una tecnica orientata ai componenti: analizza sistematicamente i modi di guasto di ciascun elemento dell'impianto e le relative conseguenze. È particolarmente adatta per sistemi meccanici ed elettronici dove i guasti dei singoli componenti sono ben documentati. Rispetto all'HAZOP, la FMEA è più strutturata a livello di componente ma meno efficace nell'identificare deviazioni operative complesse che coinvolgono più variabili contemporaneamente.

Il What-if è una tecnica più informale, basata su domande aperte del tipo "Cosa succede se…?" poste dal team di analisi. È rapida e flessibile, adatta a revisioni preliminari di processo o a impianti di complessità limitata, ma meno sistematica dell'HAZOP perché dipende maggiormente dall'esperienza e dalla creatività del team piuttosto che da un metodo strutturato di esplorazione dello spazio delle deviazioni.

L'HAZOP si colloca come la tecnica più sistematica e completa per i processi di media e alta complessità: la struttura delle parole guida garantisce una copertura metodica delle deviazioni possibili, riducendo il rischio di omissioni che caratterizza le tecniche meno formalizzate.

Obbligo HAZOP in Italia: D.Lgs. 105/2015 (Direttiva Seveso III)

In Italia, l'obbligo di condurre analisi di rischio strutturate — tra cui l'HAZOP — è sancito dal D.Lgs. 105/2015, che recepisce la Direttiva 2012/18/UE (Seveso III) sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi a sostanze pericolose.

L'art. 13 del D.Lgs. 105/2015 impone ai gestori degli stabilimenti di soglia superiore la predisposizione di un rapporto di sicurezzache dimostri l'adozione di una politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e di un sistema di gestione della sicurezza adeguato. Il rapporto deve includere l'identificazione e l'analisi sistematica dei pericoli di incidente rilevante, nonché la valutazione degli scenari incidentali e delle relative conseguenze. L'HAZOP è la tecnica più comunemente utilizzata per adempiere a questi obblighi negli impianti di processo.

Anche il D.Lgs. 81/08 all'art. 28, pur non citando esplicitamente l'HAZOP, richiede che la valutazione dei rischi sia effettuata tenendo conto di tutti i rischi presenti nel contesto lavorativo, compresi quelli derivanti dai processi produttivi. Per gli impianti chimici e petrolchimici soggetti sia al D.Lgs. 81/08 sia al D.Lgs. 105/2015, l'HAZOP rappresenta uno strumento che risponde contestualmente a entrambe le normative, integrando l'analisi dei rischi lavorativi con quella degli scenari di incidente rilevante.

Approfondimenti e servizi correlati

Domande frequentiFAQ

Cos'è esattamente una 'parola guida' nell'HAZOP e come si usa?
Le parole guida sono termini standardizzati che vengono applicati sistematicamente ai parametri di processo di ciascun nodo di studio per generare deviazioni da analizzare. Ad esempio, la parola guida 'NO' applicata al parametro 'portata' genera la deviazione 'nessuna portata', che il team analizza chiedendosi: quali cause potrebbero produrla? (ad esempio blocco di una valvola, rottura di una pompa) Quali sono le conseguenze? (ad esempio mancato raffreddamento di un reattore, innesco di una reazione fuori controllo) Esistono salvaguardie? (ad esempio allarme di bassa portata, blocco automatico del processo) Cosa si raccomanda se le salvaguardie sono insufficienti? La sistematicità delle parole guida garantisce che nessuna categoria di deviazione venga trascurata, riducendo il rischio di lacune nell'analisi rispetto a tecniche meno strutturate.
Quando è obbligatorio condurre uno studio HAZOP in Italia?
Lo studio HAZOP è obbligatorio, o quantomeno necessario per adempiere agli obblighi normativi, principalmente per gli stabilimenti soggetti al D.Lgs. 105/2015 (Seveso III). In particolare, per gli stabilimenti di soglia superiore, l'art. 13 richiede un rapporto di sicurezza che includa l'identificazione e l'analisi sistematica dei pericoli di incidente rilevante: l'HAZOP è la metodologia più comunemente accettata dalle autorità competenti per dimostrare la conformità a questo requisito. Per gli stabilimenti di soglia inferiore, il rapporto di sicurezza non è obbligatorio, ma il gestore deve comunque predisporre una notifica e adottare misure di prevenzione adeguate. Anche al di fuori del perimetro Seveso, l'HAZOP è fortemente raccomandato per impianti chimici, raffinerie e qualsiasi processo che gestisce sostanze pericolose in quantità significative, in quanto contribuisce a soddisfare l'obbligo generale di valutazione dei rischi previsto dall'art. 28 del D.Lgs. 81/08.
Quanto dura uno studio HAZOP e chi deve partecipare?
La durata di uno studio HAZOP varia significativamente in funzione della complessità del processo e del numero di nodi da analizzare. Per un impianto di dimensioni moderate (50-100 nodi di studio), le sessioni di analisi richiedono tipicamente tra 5 e 15 giornate lavorative, a cui si aggiungono i tempi di preparazione della documentazione e di redazione del report finale. Per impianti molto complessi, come raffinerie o grandi impianti petrolchimici, gli studi HAZOP possono durare settimane o mesi. Il team di lavoro deve includere almeno un facilitatore HAZOP certificato, un ingegnere di processo con conoscenza approfondita dell'impianto, un responsabile della strumentazione e del controllo di processo, un esperto di sicurezza e un rappresentante dell'operatività. La qualità dello studio dipende in modo critico dall'esperienza del facilitatore e dalla completezza della documentazione di processo messa a disposizione prima dell'inizio delle sessioni.
Qual è la differenza tra HAZOP di progetto e HAZOP di esercizio?
L'HAZOP può essere condotto in due momenti distinti del ciclo di vita di un impianto, con obiettivi parzialmente diversi. L'HAZOP di progetto (o HAZOP di processo) viene eseguito nella fase di ingegneria di dettaglio, prima della costruzione o della messa in esercizio, quando ancora è possibile modificare il progetto a costi contenuti. L'obiettivo è identificare e correggere le criticità intrinseche del processo prima che diventino realtà costruita. L'HAZOP di esercizio, invece, viene condotto su un impianto già operativo, tipicamente in occasione di modifiche significative al processo (Management of Change), dopo un incidente o un near-miss, o come revisione periodica prevista dalle procedure di sicurezza aziendali. Nelle sessioni di esercizio il team ha il vantaggio dell'esperienza operativa reale, ma le modifiche correttive sono spesso più costose e complesse da implementare rispetto a un impianto ancora in fase progettuale. Entrambe le tipologie sono strumenti complementari in una gestione matura della sicurezza di processo.

Fonti normative

  • IEC 61882:2016 — Hazard and operability studies (HAZOP studies) — Application guide
  • D.Lgs. 105/2015 — Attuazione della direttiva 2012/18/UE (Seveso III) sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti
  • D.Lgs. 81/08 art. 28 — Oggetto della valutazione dei rischi
  • Linee guida CEI — Analisi di rischio nei sistemi industriali

Vuoi sapere quali obblighi si applicano alla tua attività?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e a impostare i documenti necessari.

ChiamaPreventivo gratuito