Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza

Lavoratore Notturno

Definizione legale, limiti orari, sorveglianza sanitaria obbligatoria, valutazione nel DVR e fasce di lavoratori protetti ai sensi del D.Lgs. 8 aprile 2003 n. 66 e del D.Lgs. 81/08.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Ai sensi dell'art. 1 comma 2 lett. e) del D.Lgs. 8 aprile 2003 n. 66, è lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero, e lo faccia in modo normale per un numero minimo di giorni pari ad almeno 80 giorni lavorativi all'anno (ovvero il limite inferiore eventualmente fissato dalla contrattazione collettiva). Il periodo notturno di riferimento è, per legge, quello compreso tra le 23:00 e le 06:00, salvo diversa definizione stabilita dalla contrattazione collettiva nel rispetto di un arco minimo di sette ore consecutive che comprenda l'intervallo fra la mezzanotte e le cinque del mattino.

Contenuti revisionati da consulenti tecnici

Verificati da professionisti del settore

Copertura nazionale con consulenti sul territorio

Presenti in tutta Italia

Fonti normative tracciate e aggiornate

Riferimenti sempre verificabili

Documenti adattati alla tua attività

Personalizzati sul caso specifico

Riferimento normativo

La disciplina del lavoro notturno è contenuta nel D.Lgs. 8 aprile 2003 n. 66 (attuazione delle Direttive 93/104/CE e 2000/34/CE sull'organizzazione dell'orario di lavoro), in particolare negli artt. 11-17. In materia di sicurezza sul lavoro, il rischio connesso al lavoro notturno deve essere valutato nel DVR ai sensi degli artt. 17 e 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81. La sorveglianza sanitaria dei lavoratori notturni è disciplinata dall'art. 41 D.Lgs. 81/08 in combinato con l'art. 14 D.Lgs. 66/2003.

Definizione di periodo notturno

La legge (art. 1 comma 2 lett. d) D.Lgs. 66/2003) definisce periodo notturno un periodo di almeno 7 ore consecutive comprendente l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. La durata standard prevista dalla legge è 23:00 – 06:00. La contrattazione collettiva nazionale, aziendale o territoriale può modificare questo intervallo, nel rispetto del minimo di sette ore consecutive. In assenza di diversa previsione contrattuale, si applica il periodo legale.

Limite massimo di ore notturne

L'art. 13 D.Lgs. 66/2003 stabilisce che l'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare 8 ore nelle 24 ore, come media calcolata su un periodo di riferimento di 2 settimane o del diverso periodo più breve stabilito dalla contrattazione collettiva. Per determinate categorie di lavoratori notturni che svolgono lavori comportanti rischi particolari o tensioni fisiche o mentali significativi, il limite di 8 ore si applica in modo assoluto (senza possibilità di mediarle su un periodo di riferimento più lungo). I settori e le mansioni soggetti al limite assoluto sono individuati dai contratti collettivi o, in assenza, da decreto del Ministero del Lavoro.

Sorveglianza sanitaria obbligatoria

L'art. 14 D.Lgs. 66/2003 e l'art. 41 D.Lgs. 81/08 impongono la sorveglianza sanitaria obbligatoria per tutti i lavoratori notturni, effettuata dal medico competente nominato dal datore di lavoro. Gli aspetti principali sono:

  • Visita preventiva: prima dell'adibizione al lavoro notturno, il medico competente valuta l'idoneità del lavoratore, con particolare attenzione a patologie cardio-vascolari, disturbi del sonno, patologie gastro-intestinali croniche, epilessia e condizioni psicologiche.
  • Periodicità: la sorveglianza sanitaria periodica ha cadenza biennale (ogni 2 anni) per i lavoratori notturni, come previsto dall'art. 14 comma 2 D.Lgs. 66/2003. Il medico competente può ridurre la periodicità in base allo stato di salute del singolo lavoratore o all'età.
  • Giudizio di idoneità: il medico competente emette un giudizio di idoneità alla mansione specifica che include la specificazione del lavoro notturno. Il giudizio può essere di idoneità, idoneità con prescrizioni, idoneità parziale, inidoneità temporanea o permanente. In caso di inidoneità, il datore di lavoro deve spostare il lavoratore al lavoro diurno.

Valutazione nel DVR

Il datore di lavoro è tenuto a inserire nel DVR la valutazione dei rischi specificamente connessi al lavoro notturno, tra cui:

  • Desincronizzazione del ritmo circadiano e disturbi del sonno.
  • Maggiore rischio di errori, incidenti e infortuni nelle ore notturne per ridotta vigilanza.
  • Rischi connessi alla solitudine e alla ridotta possibilità di soccorso in caso di emergenza.
  • Rischi da interferenza tra orario notturno e gestione di patologie croniche (farmaci, dieta).
  • Misure organizzative adottate (paure adeguate, mense o distributori attivi, illuminazione, sistemi di comunicazione di emergenza).

Fasce di lavoratori protetti

L'art. 11 D.Lgs. 66/2003 vieta l'adibizione al lavoro notturno per determinate categorie di lavoratori particolarmente vulnerabili:

  • Lavoratrici in stato di gravidanza: il divieto è assoluto, dall'accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di vita del figlio (in combinato con la L. 903/1977 e il D.Lgs. 151/2001).
  • Lavoratrici madri di bambini di età inferiore a tre anni e lavoratori padri conviventi (in sostituzione della madre che abbia rinunciato): hanno il diritto di non essere adibiti al lavoro notturno.
  • Lavoratori con figli fino a 12 anni (unico genitore convivente) o con familiari disabili a carico: possono rifiutare l'adibizione al lavoro notturno.
  • Lavoratori con inidoneità certificata dal medico competente: devono essere trasferiti al lavoro diurno in una posizione compatibile con le prescrizioni mediche.

Obblighi informativi e consultazione

L'art. 12 D.Lgs. 66/2003 prevede che il datore di lavoro, prima di procedere all'organizzazione del lavoro notturno, informi preventivamente le rappresentanze sindacali aziendali (RSA/RSU) o, in loro assenza, le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. L'obbligo informativo riguarda le ragioni che rendono necessario il lavoro notturno, il numero e la tipologia delle mansioni interessate e le misure di tutela adottate.

Approfondimenti e servizi correlati

Domande frequentiFAQ

Un lavoratore che lavora di notte solo occasionalmente è considerato lavoratore notturno?
No. La qualifica di lavoratore notturno richiede che il lavoratore svolga almeno 3 ore nel periodo notturno in modo normale per almeno 80 giorni lavorativi all'anno (o il diverso limite stabilito dal CCNL applicabile). Chi lavora di notte solo saltuariamente non raggiunge questa soglia e non è soggetto agli obblighi specifici previsti per i lavoratori notturni, pur rimanendo tutelato dalle disposizioni generali del D.Lgs. 81/08. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili alla vostra specifica organizzazione del lavoro.
Cosa deve fare il datore di lavoro se il medico competente dichiara un lavoratore inidoneo al lavoro notturno?
L'art. 15 D.Lgs. 66/2003 stabilisce che il datore di lavoro deve trasferire il lavoratore dichiarato inidoneo al lavoro notturno a una posizione lavorativa diurna equivalente, se disponibile. In caso di impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diurne compatibili, si applicano le tutele previste dalla contrattazione collettiva e dalla normativa in materia di inidoneità al lavoro (artt. 42 e 46 D.Lgs. 81/08). Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e le procedure da seguire.

Fonti normative

Ti serve un preventivo per lavoratore Notturno?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e a impostare i documenti necessari.

ChiamaPreventivo gratuito