Le università e gli istituti di istruzione superiore italiani sono soggetti integralmente al D.Lgs. 81/08. Il personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo è tutelato come qualunque lavoratore dipendente. Gli studenti che utilizzano laboratori, officine o attrezzature di lavoro sono equiparati agli apprendisti ai sensi dell'art. 2, co. 1, lett. a) del D.Lgs. 81/08. I dati INAIL (indicativi) evidenziano infortuni concentrati nel personale tecnico-scientifico e nel comparto operativo degli atenei. L'emergere di open lab, fab lab e maker space introduce nuovi profili di rischio non sempre adeguatamente coperti dai DVR tradizionali.
Il quadro normativo: D.Lgs. 81/08 e istruzione universitaria
Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro) si applica integralmente alle università italiane in qualità di datori di lavoro. Il Rettore, quale legale rappresentante dell'ateneo, riveste formalmente la qualifica di datore di lavoro ai sensi dell'art. 2, co. 1, lett. b) del decreto; nella pratica, le deleghe di funzione ex art. 16 D.Lgs. 81/08 consentono di attribuire obblighi specifici ai Direttori di Dipartimento per le strutture di propria competenza.
Le università devono adempiere all'intero sistema preventivo previsto dal Testo Unico:
- DVR (Documento di Valutazione dei Rischi):redatto ai sensi dell'art. 28 D.Lgs. 81/08, deve valutare tutti i rischi presenti nelle strutture universitarie — laboratori, uffici, aule, officine, impianti sportivi — tenendo conto dei lavoratori dipendenti e degli studenti equiparati.
- SPP (Servizio di Prevenzione e Protezione): ogni ateneo è dotato di un Servizio di Prevenzione e Protezione con RSPP e ASPP; la dimensione e la complessità degli atenei italiani impongono strutture SPP articolate, spesso con referenti di dipartimento o di polo.
- Medico Competente: obbligatorio per le strutture in cui si svolge sorveglianza sanitaria (lavoratori esposti a rischio chimico, biologico, radiazioni, rumore, VDT); in ateneo interessa in particolare il personale di laboratorio, i tecnici delle officine e chi utilizza videoterminali per almeno 20 ore settimanali.
- RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza): eletto o designato secondo le modalità degli accordi collettivi CCNL del comparto università; nei grandi atenei può essere prevista la figura del RLST territoriale.
Nota metodologica
I dati numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su stime desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL per il settore istruzione. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.
Chi è tutelato: categorie di personale e studenti equiparati
La pluralità di figure presenti in un ateneo rende il campo di applicazione del D.Lgs. 81/08 particolarmente articolato. Le principali categorie tutelate sono:
Personale docente e ricercatore
Professori ordinari, associati, ricercatori a tempo indeterminato e determinato (RTDa e RTDb) sono lavoratori a tutti gli effetti. Quando operano in laboratorio, sono esposti agli stessi rischi del personale tecnico: chimici, biologici, fisici (radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, laser, campi elettromagnetici). Il rischio professionale del docente-ricercatore è spesso sottostimato nella valutazione: la percezione comune che il ricercatore sia "padrone" del proprio laboratorio non esime il datore di lavoro (ateneo) dagli obblighi di formazione, sorveglianza sanitaria e fornitura di DPI.
Personale tecnico-amministrativo (PTA)
Il personale tecnico di laboratorio (categorie C, D, EP nel CCNL Università) presenta il profilo di rischio più diretto e documentato: preparazione e smaltimento di reagenti chimici, gestione di strumentazione ad alta tensione, utilizzo di centrifughe, autoclavi e criogeni (azoto liquido, elio liquido). Secondo stime INAIL indicative, il personale tecnico universitario contribuisce alla quota più rilevante degli infortuni denunciati nel comparto "istruzione superiore". Il personale amministrativo è esposto principalmente al rischio da videoterminale (Titolo VII D.Lgs. 81/08) e allo stress lavoro-correlato.
Studenti equiparati agli apprendisti
L'art. 2, co. 1, lett. a) del D.Lgs. 81/08 equipara agli apprendisti "gli studenti degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali". L'equiparazione è funzionale e temporale: si attiva nel momento in cui lo studente interagisce con le attrezzature o gli agenti pericolosi, e non si estende alle attività didattiche prive di rischio specifico (lezioni frontali, esami scritti in aula).
In concreto, uno studente che svolge un tirocinio in laboratorio chimico durante il corso di laurea magistrale in Chimica deve ricevere:
- Formazione generale e specifica sui rischi del laboratorio (Accordo Stato-Regioni 21/12/2011);
- Istruzioni operative per l'utilizzo delle attrezzature;
- DPI adeguati al rischio (guanti, occhiali, camice, calzature chiuse);
- Sorveglianza sanitaria, se esposto a rischi per cui essa è prevista (es. agenti cancerogeni).
Dottorandi e assegnisti di ricerca
I dottorandi con borsa e gli assegnisti di ricercaoccupano una posizione giuridica in evoluzione. La prassi SPP universitaria prevalente li tratta come lavoratori a pieno titolo, inserendoli nella sorveglianza sanitaria e nei percorsi formativi obbligatori. Questa impostazione cautelativa è raccomandata anche dalle linee guida elaborate nell'ambito della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) e dai servizi di ispezione del lavoro.
Personale tecnico-scientifico
Rischio chimico, biologico, fisico in laboratorio
Studenti equiparati (art. 2 lett. a)
Tutelati durante uso di laboratori e attrezzature
Dottorandi e assegnisti
Prassi prevalente: trattati come lavoratori
Personale amministrativo
Rischio VDT, stress lavoro-correlato
Rischi specifici dei laboratori universitari
I laboratori universitari presentano una concentrazione di rischi eterogenei che raramente si riscontra in altri contesti lavorativi. La combinazione di rischio chimico, biologico e fisico — spesso nello stesso locale — impone valutazioni integrate e aggiornamenti frequenti del DVR al variare delle linee di ricerca.
Laboratori chimici
Il rischio prevalente nei laboratori chimici universitari è il rischio chimico (Titolo IX D.Lgs. 81/08), con particolare attenzione agli agenti classificati CMR (cancerogeni, mutageni, reprotossici) ai sensi del Regolamento CLP. Solventi organici clorurati (diclorometano, cloroformio), benzene e derivati, acrilammide, formaldeide sono tra i reagenti di uso comune in ricerca che richiedono valutazione specifica del rischio cancerogeno ex art. 234 e ss. D.Lgs. 81/08. Il rischio incendio ed esplosione da solventi infiammabili impone sistemi di ventilazione certificati, cappe aspiranti con portata adeguata, armadi di sicurezza antincendio per i solventi e limitazione degli stock in laboratorio. La gestione dei rifiuti chimici (D.Lgs. 152/2006) è un aspetto spesso critico negli atenei: la produzione di rifiuti speciali pericolosi da attività di ricerca richiede registri di carico/scarico, deposito temporaneo autorizzato e smaltimento tramite trasportatori autorizzati.
Laboratori biologici e di microbiologia
Il rischio biologico nei laboratori universitari è classificato ai sensi del Titolo X D.Lgs. 81/08 e della Direttiva 2000/54/CE. I laboratori di classe di contenimento 1 (BSL-1) trattano microrganismi non patogeni per l'uomo; i laboratori di classe 2 (BSL-2) — i più comuni negli atenei italiani — gestiscono agenti del Gruppo 2 quali E. coli (ceppi di laboratorio), Staphylococcus aureus, Saccharomyces cerevisiae in condizioni di ricerca. Le misure di contenimento prevedono: utilizzo di cappe biologiche di sicurezza (CBS) di classe II, procedure di decontaminazione mediante autoclavaggio, formazione specifica degli operatori, sorveglianza sanitaria con protocollo mirato agli agenti trattati. Nei laboratori di virologia possono essere presenti agenti del Gruppo 3, che richiedono laboratori di biosicurezza di livello 3 (BSL-3) con accesso controllato e pressurizzazione negativa.
Laboratori di fisica: radiazioni e laser
I dipartimenti di Fisica, Ingegneria e Chimica Fisica ospitano spesso sorgenti di rischio radiante di notevole rilevanza. Il rischio da radiazioni ionizzanti(D.Lgs. 101/2020, recepimento Direttiva Euratom 2013/59) interessa i laboratori con apparecchiature a raggi X (diffrattometri, fluorescenza X, microscopia elettronica con EDS), sorgenti radioattive sigillate e non sigillate. La gestione richiede la nomina dell'Esperto Qualificato (EQ) e del Medico Autorizzato (MA), la classificazione delle zone (controllata/sorvegliata), il monitoraggio della dose individuale con dosimetri personali e la sorveglianza sanitaria periodica.
Il rischio da radiazioni laser(Titolo VIII, Capo V D.Lgs. 81/08, Direttiva 2006/25/CE) è diffuso nei laboratori di spettroscopia, ottica, opto-elettronica e nei più recenti laboratori di fabbricazione laser (laser cutter, sistemi LiDAR). I laser di classe 3B e 4 richiedono la nomina del Laser Safety Officer, barriere fisiche, occhiali di protezione specifici per la lunghezza d'onda e segnaletica di sicurezza. I campi elettromagnetici (CEM) generati da strumentazione NMR ad alto campo (700-1000 MHz), acceleratori di particelle compatti e sistemi microonde richiedono valutazione ex Titolo VIII, Capo IV D.Lgs. 81/08.
Officine universitarie
Molti atenei — in particolare le facoltà e i dipartimenti di ingegneria — dispongono di officine meccaniche, falegnamerie e laboratori di prototipazione. Questi ambienti presentano un profilo di rischio tipicamente industriale: macchine utensili (torni, frese, trapani a colonna) con rischio da contatto con parti in movimento; rischio rumore (Titolo VIII, Capo II D.Lgs. 81/08) nelle operazioni di tornitura, fresatura e saldatura; polveri di legno nei laboratori di falegnameria — le polveri di legno duro sono classificate CMR dal Regolamento CLP e richiedono valutazione ex art. 234 D.Lgs. 81/08; rischio da saldatura con esposizione a fumi metallici e radiazioni UV/IR. Il contesto universitario aggiunge la specificità di utenti con diversi livelli di esperienza (studenti agli esordi vs. tecnici esperti), che richiede procedure operative standardizzate e controllo degli accessi.
Ambienti sportivi universitari
I CUS (Centri Universitari Sportivi) e le strutture sportive di ateneo — palestre, piscine, campi polivalenti — sono soggetti al D.Lgs. 81/08 per i lavoratori (istruttori, tecnici, personale addetto) e al sistema di equiparazione per gli studenti che utilizzano le attrezzature. I rischi principali includono: scivolamento su pavimentazioni sportive umide (piscine, docce), rischio chimico da prodotti di trattamento delle acque delle piscine (cloro, acido isocianurico), rischio biologico in ambienti con umidità elevata, rischio ergonomico per gli istruttori che assistono gli utenti.
| Ambiente | Rischio prevalente | Titolo D.Lgs. 81/08 |
|---|---|---|
| Laboratorio chimico | Chimico (CMR, incendio, esplosione) | Titolo IX — art. 234 ss. |
| Laboratorio biologico BSL-2 | Biologico Gruppo 2 | Titolo X |
| Laboratorio fisico — radiazioni ionizzanti | Radiazioni ionizzanti | D.Lgs. 101/2020 |
| Laboratorio laser (cl. 3B/4) | Radiazioni ottiche artificiali | Titolo VIII, Capo V |
| Officina / prototipazione | Meccanico, rumore, polveri CMR | Titoli III, VIII |
| Open lab / Maker space | Composito (fumi, laser, rumore) | Multi-titolo |
| Impianti sportivi | Scivolamento, chimico (piscine) | Titoli I, IX |
Tabella indicativa. La classificazione del rischio prevalente dipende dalla valutazione specifica di ciascun laboratorio.
Dati indicativi INAIL: infortuni nel settore istruzione universitaria
Il settore "Istruzione" (codice ATECO P) comprende università, istituti di alta formazione, scuole secondarie e primarie. I dati INAIL relativi al comparto universitario sono desumibili dai Rapporti Annuali INAIL per settore di attività economica. Di seguito una sintesi indicativa, elaborata su ordini di grandezza pubblicamente disponibili:
- Volume complessivo:il settore istruzione registra indicativamente diverse migliaia di infortuni denunciati per anno; la componente universitaria (istruzione superiore, ATECO P85.4) contribuisce in misura minore rispetto alla scuola dell'obbligo per numero assoluto di addetti, ma con un profilo di gravità potenzialmente più elevato nei laboratori.
- Professioni a maggiore incidenza:i dati indicativi INAIL suggeriscono che il personale tecnico di laboratorio (categoria "tecnici delle scienze della vita" nella classificazione CP2011) presenta un indice di frequenza infortunistica superiore al personale docente e amministrativo.
- Tipologia di infortuni: tagli da vetreria e utensili da laboratorio, scivolamenti su pavimenti (nelle aree di lavaggio e nei corridoi dei laboratori), ustioni chimiche da acidi e basi concentrate, eventi da movimentazione di attrezzature pesanti (strumentazione analitica), infortuni in itinere.
- Malattie professionali: le denunce di malattia professionale nel comparto universitario riguardano principalmente patologie muscoloscheletriche (personale che lavora a lungo in posture fisse), disturbi della voce negli insegnanti/docenti e, nei laboratori, patologie respiratorie da esposizione prolungata ad agenti chimici.
Limite delle elaborazioni disponibili
I dati INAIL per il comparto universitario non sono sempre disaggregati in modo da distinguere chiaramente il personale tecnico-scientifico dal personale amministrativo e docente. Le elaborazioni riportate in questa pagina devono essere considerate esclusivamente indicative. Per analisi specifiche di settore si raccomanda di consultare le banche dati INAIL Open Data e il portale statistico INAIL con i filtri per codice ATECO P85.4.
Trend emergenti: open lab, maker space e nuovi rischi universitari
Negli ultimi anni le università italiane hanno investito nella creazione di ambienti di innovazione aperta — open lab, fab lab, maker space, living lab — che ospitano tecnologie di fabbricazione digitale e attività multidisciplinari. Questi spazi introducono sfide specifiche per la gestione della sicurezza:
Stampanti 3D e fabbricazione additiva
Le stampanti 3D a deposizione di filamento (FDM) emettono durante la stampa particolato ultrafine (UFP)e composti organici volatili (VOC) che variano in funzione del materiale: ABS emette stirene (classificato possibile cancerogeno IARC 2B); nylon emette caprolattame; PETG emette livelli inferiori ma non trascurabili di VOC. Il DVR dell'open lab deve valutare l'esposizione a questi agenti (misure ambientali o modelli previsionali), prevedere ventilazione localizzata o generale adeguata, e definire restrizioni all'uso di filamenti ad alto rischio in spazi non ventilati.
Laser cutter e incisori laser
I laser cutter di classe 4 (potenza tipicamente 40-150 W CO₂) producono durante il taglio e l'incisione fumi di processo contenenti particolato, HAP (idrocarburi policiclici aromatici) e altri prodotti di combustione dei materiali lavorati. Il taglio di MDF genera polveri di legno classificate CMR; il taglio di materiali plastici produce fumi con profilo tossicologico variabile. Il sistema di estrazione localizzata con filtri a carbone attivo e HEPA è obbligatorio; il DVR deve specificare i materiali ammessi e quelli vietati (es. PVC — emette cloruro di vinile, classificato cancerogeno Gruppo 1 IARC).
Accesso aperto e formazione degli utenti
La natura "aperta" degli open lab universitari — con accesso di studenti di diversi corsi, dottorandi, assegnisti e talvolta collaboratori esterni — pone il problema della formazione e abilitazione differenziata. Un sistema efficace prevede: livelli di accesso progressivi (osservatore, utente assistito, utente autonomo, formatore); formazione specifica documentata prima del primo utilizzo autonomo di ciascuna macchina; procedure operative sicure (POS) affisse in prossimità di ogni attrezzatura; registro delle abilitazioni per tracciare chi è autorizzato all'uso autonomo.
Spazi di co-working e ambienti ibridi
L'ibridazione tra spazi didattici, aree di lavoro collaborativo e laboratori sperimentali crea situazioni in cui il profilo di rischio di un ambiente può variare nel corso della giornata. Un'aula che il mattino ospita lezioni frontali e il pomeriggio sessioni di prototipazione con saldatori a stagno e strumenti ottici di precisione richiede una valutazione del rischio specifica per ciascun uso previsto e misure organizzative (orari dedicati, segregazione delle attività rischiose) che il DVR deve documentare esplicitamente.
Approfondisci
- Osservatorio sicurezza
Panoramica completa dei dati infortunistici italiani per settore.
- Valutazione rischio chimico nei laboratori
Metodologia di valutazione ex Titolo IX D.Lgs. 81/08 per laboratori di ricerca.
- Sicurezza nei laboratori biologici
Classi di contenimento, cappe biologiche di sicurezza e sorveglianza sanitaria.
- Studenti e D.Lgs. 81/08: FAQ
Domande frequenti sull'equiparazione degli studenti agli apprendisti ex art. 2.
Domande frequenti — sicurezza nelle universitàFAQ
Gli studenti universitari sono tutelati dal D.Lgs. 81/08?
Un ateneo deve redigere un DVR unico o separato per sede?
I dottorandi sono considerati lavoratori ai fini della sicurezza?
Quali sono i rischi più gravi nei laboratori universitari di chimica?
Gli open lab e i maker space universitari rientrano nell'ambito del D.Lgs. 81/08?
Fonti normative
- INAIL Open Data — open.inail.it
- INAIL Rapporti Annuali (edizioni 2020–2024) — settore istruzione ATECO P
- INAIL Banca Dati Statistica — infortuni per settore ATECO P85.4 (istruzione universitaria)
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 — Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (art. 2 co. 1 lett. a, Titoli VII-X)
- D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 — Attuazione della Direttiva Euratom 2013/59 (radiazioni ionizzanti)
- Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — formazione lavoratori e datori di lavoro
- Circolare MUR — indicazioni per la sicurezza nelle strutture universitarie
- Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) — linee guida sicurezza negli atenei
- Regolamento CE 1272/2008 (CLP) — classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche
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