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Tasso di Gravità degli Infortuni — Definizione, Formula e Utilizzo nella SSL

Cos'è l'indice di gravità degli infortuni, come si calcola, come si differenzia dall'indice di frequenza e come viene utilizzato nel sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Il tasso (o indice) di gravità degli infortuni (IG o TG) è un indicatore statistico che esprime il numero di giornate lavorative perse per infortuni ogni 1.000 ore lavorate. Consente di misurare l'impatto economico e produttivo degli infortuni sull'organizzazione ed è utilizzato nei sistemi di gestione SSL per monitorare le performance e definire obiettivi di miglioramento.

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Definizione

L'indice di gravità degli infortuni (IG), detto anche tasso di gravità (TG), misura la gravità complessiva degli infortuni occorsi in un'azienda o in un settore produttivo in un determinato periodo. A differenza dell'indice di frequenza, che conta il numero di eventi, l'indice di gravità quantifica le conseguenze in termini di giornate lavorative perse, fornendo così un'indicazione dell'impatto reale degli infortuni sull'operatività aziendale.

L'indicatore è riconosciuto a livello internazionale — dalla norma ISO 45001:2018 e dalla sua predecessore BS OHSAS 18001 — come uno dei principali lagging indicator (indicatori di risultato) nei sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL).

Formula di calcolo

La formula standard per il calcolo dell'indice di gravità è:

IG = (Giorni di assenza per infortuni / Ore lavorate totali) × 1.000

Esempio numerico: un'azienda con 250 dipendenti registra nel corso dell'anno 480.000 ore lavorate e 96 giorni di assenza complessiva per infortuni. L'indice di gravità sarà:

IG = (96 / 480.000) × 1.000 = 0,20

Questo significa che per ogni 1.000 ore lavorate si perdono in media 0,20 giornate lavorative a causa di infortuni.

Casi mortali: per gli infortuni mortali si utilizza il valore convenzionale di 7.500 giorni di assenza (corrispondenti alla vita lavorativa residua convenzionale), in modo da riflettere adeguatamente la massima gravità dell'evento nel calcolo dell'indice.

Indice di frequenza vs indice di gravità

I due indicatori misurano aspetti complementari del fenomeno infortunistico e vanno sempre letti insieme:

  • Indice di frequenza (IF): numero di infortuni ogni 1.000.000 di ore lavorate. Risponde alla domanda "quanto spesso accadono gli infortuni?".
  • Indice di gravità (IG): giorni di assenza ogni 1.000 ore lavorate. Risponde alla domanda "quanto pesano gli infortuni che accadono?".

Un'azienda può presentare un IF elevato con IG basso (molti infortuni lievi) o viceversa un IF basso con IG alto (pochi eventi ma di grande gravità). Il monitoraggio congiunto dei due indici permette di orientare le azioni preventive in modo mirato.

La norma UNI ISO 45001:2018 (clausola 9.1 — Monitoraggio, misurazione, analisi e valutazione delle prestazioni) richiede alle organizzazioni di definire indicatori di performance SSL adeguati; l'indice di gravità è tra quelli più diffusamente adottati come KPI di risultato nei SGSL certificati.

Come si usa nella pratica aziendale

Nella gestione operativa della sicurezza, il tasso di gravità viene impiegato in diversi contesti:

  • Confronto con benchmark INAIL: l'INAIL pubblica annualmente gli indici di frequenza e di gravità per settore ATECO. Il confronto con i dati di settore consente all'azienda di valutare la propria performance relativa e di individuare eventuali criticità.
  • Obiettivi di miglioramento nel SGSL: l'IG viene inserito tra gli obiettivi misurabili previsti dalla norma ISO 45001:2018 (clausola 6.2), con target di riduzione annuale definiti dalla direzione e monitorati dal RSPP.
  • Reporting verso RSPP e direzione: l'andamento dell'indice di gravità è presentato nei report periodici di sicurezza e costituisce un elemento chiave del riesame della direzione sul SGSL.
  • Riunione periodica (art. 35 D.Lgs. 81/08): la riunione annuale obbligatoria (nelle aziende con più di 15 dipendenti) prevede l'esame degli indici infortunistici, tra cui l'IG, come base per la discussione tra datore di lavoro, RSPP, medico competente e RLS.

Limiti dell'indice

Nonostante la sua utilità, il tasso di gravità presenta alcune limitazioni che è importante conoscere per un utilizzo corretto:

  • Non coglie la gravità intrinseca del singolo evento: due infortuni con lo stesso numero di giorni di assenza possono avere cause, dinamiche e potenziale di ripetizione molto diversi. L'IG aggrega i dati e non distingue la natura qualitativa degli eventi.
  • Influenzato dalle politiche aziendali: pratiche come il rientro agevolato o le mansioni alternative possono ridurre artificialmente i giorni di assenza e quindi l'IG, senza che ci sia un reale miglioramento delle condizioni di sicurezza.
  • Indicatore retrospettivo (lagging): misura eventi già accaduti. Per una prevenzione efficace va integrato con indicatori anticipatori (leading indicators) come il tasso di segnalazione dei near-miss, gli esiti degli audit interni, il numero di ispezioni effettuate e il tasso di chiusura delle non conformità.

Domande frequentiFAQ

Qual è la differenza tra indice di frequenza e indice di gravità degli infortuni?
L'indice di frequenza conta il numero di infortuni ogni 1.000.000 di ore lavorate e indica quanto spesso si verificano gli eventi. L'indice di gravità misura invece i giorni di assenza ogni 1.000 ore lavorate e indica quanto pesano quegli eventi in termini di conseguenze. I due indici vanno letti insieme per avere un quadro completo della performance SSL aziendale.
Come si trattano gli infortuni mortali nel calcolo del tasso di gravità?
Per convenzione internazionale, agli infortuni mortali vengono attribuiti 7.500 giorni di assenza, un valore che rappresenta la vita lavorativa residua convenzionale. Questo permette di includere correttamente gli eventi più gravi nel calcolo senza sottostimarne l'impatto.
Con quale frequenza si calcola e si monitora il tasso di gravità?
Di norma l'indice viene calcolato con cadenza annuale per confronti con i benchmark INAIL di settore, ma nelle aziende con SGSL strutturato è prassi monitorarlo anche trimestralmente o semestralmente per cogliere tempestivamente le variazioni e attivare azioni correttive.

Fonti normative

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