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Scarpe Antinfortunistiche: Come Scegliere il DPI Piede Giusto 2026

8 risposte sulle norme EN ISO 20345/20346/20347, categorie S1–S6, marcatura SRC, obblighi del datore e settori specifici

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento

Scegliere le calzature antinfortun corrette (DPI piede) è obbligo del datore di lavoro basato sulla valutazione dei rischi. Le norme EN ISO 20345, EN ISO 20346 e EN ISO 20347 e le categorie S1–S6 definiscono le protezioni disponibili per ogni rischio lavorativo: dalla caduta di oggetti pesanti allo scivolamento su pavimenti bagnati o contaminati da grassi, dalla perforazione da chiodi al freddo intenso delle celle frigorifere. Di seguito raccogliamo le domande più frequenti che riceviamo da datori di lavoro, RSPP e addetti all'acquisto: ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili alla tua organizzazione e a individuare le calzature idonee per ogni mansione.

Domande frequenti sulle scarpe antinfortunistiche e DPI piedeFAQ

Qual è la differenza tra EN ISO 20345, EN ISO 20346 e EN ISO 20347?
Tre norme per tre livelli diversi di protezione del piede, ciascuna con un campo applicativo preciso e requisiti di conformità distinti. EN ISO 20345 — calzature di SICUREZZA (safety footwear): è la norma più stringente e la più diffusa nei contesti a rischio elevato. Prevede la protezione della punta del piede mediante un puntale resistente a 200 J di impatto e a 15 kN di compressione statica. Il simbolo sulla calzatura è "S" seguito dall'indicatore di categoria aggiuntiva (S1, S2, S3…). Questa norma è quella da indicare nel DVR quando esiste un concreto rischio di caduta di oggetti pesanti, schiacciamento o ribaltamento di attrezzature. EN ISO 20346 — calzature di PROTEZIONE (protective footwear): garantisce un livello di protezione intermedio, con puntale resistente a 100 J di impatto e a 10 kN di compressione. Il simbolo sulla calzatura è "P". È indicata per ambienti dove il rischio di caduta di oggetti esiste ma è di entità più contenuta, ad esempio magazzini con oggetti leggeri o attività di laboratorio. EN ISO 20347 — calzature da LAVORO (occupational footwear): non prevede alcun requisito per il puntale, ma include protezione da scivolamento e proprietà di aderenza. Il simbolo è "O". È indicata per ambienti dove non vi è rischio rilevante di caduta di oggetti ma sono comunque necessari comfort e protezione di base (scivolamento, ambienti umidi, uso professionale prolungato). Ai sensi del D.Lgs. 81/08, il DVR deve specificare la norma tecnica appropriata in base alla valutazione del rischio per ogni mansione o gruppo omogeneo di lavoratori: per rischi da caduta di oggetti pesanti tipici di cantieri edili, magazzini, metalmeccanica e industria pesante è necessaria EN ISO 20345; per rischi minori o ambienti privi di pericolo di schiacciamento possono essere sufficienti EN ISO 20346 o EN ISO 20347. La scelta sbagliata della norma costituisce un'inadeguatezza del DPI rispetto al rischio, con potenziali riflessi sulla responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio.
Cosa significano le categorie S1, S2, S3, S4, S5 e S6 nelle scarpe antinfortunistiche?
Le categorie indicate sulle scarpe antinfortun identificano il set di requisiti tecnici aggiuntivi rispetto alla protezione base prevista dalla norma EN ISO 20345. Ogni categoria include tutti i requisiti della precedente più caratteristiche supplementari: S1 — requisiti: puntale (200 J / 15 kN), proprietà antistatiche (ESD base, resistenza ≤ 1.000 MΩ), assorbimento dell'energia nel tallone (≥ 20 J). Utilizzo tipico: industria leggera, uffici tecnici, ambienti asciutti con rischi limitati. Tomaia non necessariamente impermeabile. S2 — come S1 più impermeabilità della tomaia per almeno 60 minuti (water penetration test). Utilizzo tipico: ambienti umidi, magazzini con pavimenti bagnati, industria dove si utilizzano liquidi. S3 — come S2 più suola antiperforazione (resistenza minima a chiodi e punte ≥ 1.100 N) e profilo della suola con grip rinforzato. Utilizzo tipico: cantieri edili, magazzini con pericolo di perforazione, lavori esterni e terreni irregolari. S4 — requisiti equivalenti a S1 ma in calzatura interamente costruita in gomma vulcanizzata o poliuretano (stivale), quindi impermeabile per definizione costruttiva. Utilizzo tipico: industria alimentare, chimica, caseifici, ambienti di lavaggio. S5 — come S4 più suola antiperforazione. Utilizzo tipico: cantieri con rischio di perforazione e umidità elevata, macelli, pescherie. S6 — come S3 (tomaia impermeabile) ma in formato stivale. Utilizzo tipico: agri-zootecnia, pesca, campi, ambienti molto umidi senza rischio perforazione prevalente. Simboli aggiuntivi da conoscere: A = antistatico rinforzato (forte ESD), AN = protezione del malleolo, E = assorbimento energia tallone rinforzato (≥ 20 J), HI = isolamento dal calore (suola), CI = isolamento dal freddo (fino a -17 °C), HRO = resistenza agli idrocarburi (oli e grassi), WR = resistenza all'acqua prolungata (suola e tomaia), WRU = resistenza all'acqua della sola tomaia, SRC = massima resistenza allo scivolamento su due substrati. La combinazione di categoria e simboli aggiuntivi deve corrispondere a quanto indicato nel DVR a seguito della valutazione specifica del rischio piede.
Cosa significa la marcatura SRC sulle scarpe antinfortunistiche?
SRC è il codice che identifica il massimo livello di resistenza allo scivolamento (slip resistance) ai sensi della norma EN ISO 20345 e delle prove di laboratorio standardizzate in essa contenute. Comprendere la differenza tra i livelli SRA, SRB e SRC è essenziale per una corretta selezione del DPI piede in ambienti a rischio di scivolamento. SRA — test su pavimento di piastrelle smaltate con soluzione acquosa di sodio lauril solfato (SLS). Simula una superficie bagnata e scivolosa come quella di un bagno o di un corridoio bagnato. Il coefficiente di attrito richiesto è ≥ 0,32 (avanzamento) e ≥ 0,28 (frenata). Insufficiente per ambienti con grassi o oli. SRB — test su pavimento in acciaio inossidabile lucidato con glicerina. Simula la presenza di olio o grasso sul piano di calpestio. Coefficiente di attrito richiesto ≥ 0,18 (avanzamento) e ≥ 0,13 (frenata). Inadeguato in assenza di questo tipo di contaminante. SRC — il massimo: superamento di entrambe le prove SRA e SRB. Certifica che la calzatura ha buone prestazioni antiscivolo sia su superfici bagnate con detergente sia su superfici contaminate da grasso o olio. Nei settori dove lo scivolamento rappresenta una delle principali cause di infortuni — cucine professionali, ospedali, supermercati, industria alimentare, pesca, macellerie — l'indicazione della calzatura con marcatura SRC nel DVR non è solo opportuna ma è un requisito di fatto derivante dalla valutazione del rischio. Il solo livello SRA non è sufficiente per ambienti con grassi, oli animali o vegetali, liquidi densi. L'assenza della marcatura SRC in ambienti a rischio scivolamento può configurare un'inadeguatezza del DPI rispetto al profilo di rischio valutato, con conseguenti responsabilità del datore di lavoro. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili alla tua attività e la congruità delle calzature in uso.
Come deve gestire il datore di lavoro la fornitura delle scarpe antinfortunistiche?
La gestione delle calzature antinfortunistiche rientra nell'insieme degli obblighi relativi ai DPI previsti dal Titolo III del D.Lgs. 81/08 (artt. 74-79). Di seguito i passaggi chiave che ogni datore di lavoro deve seguire. Selezione basata sulla valutazione del rischio (art. 75 e 77 D.Lgs. 81/08): la scelta del modello, della categoria (S1, S2, S3…) e dei simboli aggiuntivi (SRC, AN, HRO…) deve derivare direttamente dal DVR. La consultazione del medico competente e del RLS/RLST è parte integrante del processo. Fornitura gratuita (art. 77 c.1 e art. 18 c.3 D.Lgs. 81/08): le calzature devono essere fornite a spese del datore di lavoro. Qualsiasi forma di addebito diretto o indiretto al lavoratore costituisce una violazione della norma. Idoneità del DPI (art. 76 D.Lgs. 81/08): la calzatura deve essere adeguata al rischio senza comportare essa stessa un rischio maggiore, conforme alla norma EN ISO 20345 (o 20346/20347 se giustificato dalla valutazione), compatibile con le condizioni di lavoro e, ove possibile, ergonomica. Deve recare marcatura CE con numero dell'organismo notificato (Cat. II o III ai sensi del Reg. UE 2016/425). Informazione, formazione e addestramento (art. 77 c.4 D.Lgs. 81/08): il datore deve istruire i lavoratori sull'uso corretto delle calzature, sui limiti di protezione e sulle modalità di manutenzione e segnalazione dei difetti. Registro di consegna DPI (art. 18 c.1 lett. d D.Lgs. 81/08): deve documentare modello, norma tecnica di riferimento, taglia, data di consegna e firma del lavoratore per ricevuta. Costituisce la principale prova dell'adempimento in sede ispettiva. Obblighi del lavoratore (art. 20 D.Lgs. 81/08): il lavoratore deve utilizzare correttamente le calzature e segnalare tempestivamente qualsiasi difetto o deterioramento al datore di lavoro o al preposto.
Le scarpe antinfortunistiche vanno sostituite periodicamente?
Sì. L'art. 77, comma 4, del D.Lgs. 81/08 prevede esplicitamente che il datore di lavoro assicuri l'efficienza e le buone condizioni igieniche dei DPI mediante manutenzione, riparazione e sostituzione. Le calzature antinfortun non fanno eccezione e sono soggette a deterioramento sia delle componenti esterne sia di quelle interne, spesso non visibile a occhio nudo. Suola: con l'usura progressiva perde le proprietà di aderenza (grip), lo spessore antiperforazione si riduce fino a non garantire più la resistenza minima di 1.100 N prevista dalla norma EN ISO 20345, e i canali di drenaggio dell'acqua si consumano riducendo le prestazioni SRC/SRA. Puntale: può subire deformazioni permanenti a seguito di impatti precedenti anche senza danni visibili alla tomaia. Un puntale già sollecitato potrebbe non garantire la resistenza a 200 J richiesta dalla norma. Tomaia impermeabile (categorie S2, S3): il trattamento o la costruzione impermeabilizzante si deteriora con il lavaggio frequente, l'esposizione a solventi e l'usura meccanica, riducendo progressivamente la tenuta. Scadenza per anzianità: le calzature vengono prodotte con materiali polimerici (PU, gomma, TPU) che invecchiano per ossidazione anche se non utilizzate. Si consiglia di non acquistare o consegnare calzature con data di produzione superiore a 2 anni. Periodicità pratica: non esiste una scadenza fissa stabilita per legge; la prassi di settore e le indicazioni dei fabbricanti prevedono la sostituzione ogni 12-24 mesi per utilizzo intensivo (cantieri, magazzini, industria pesante). Il medico competente può indicare criteri aggiuntivi per lavoratori con particolari esigenze. Il datore di lavoro è tenuto a definire per iscritto una procedura di controllo periodico dello stato delle calzature, con criteri di ritiro dal servizio chiari e documentati.
Un lavoratore con piedi piatti o altre patologie può richiedere calzature ortopediche come DPI?
Sì. Le calzature ortopediche o anatomiche su misura possono essere riconosciute come DPI ai sensi del Regolamento UE 2016/425 se progettate o adattate specificamente per proteggere da rischi lavorativi e soddisfano i requisiti EN ISO 20345 applicabili al rischio individuato nel DVR. Il percorso per ottenere questa tutela si articola in più passaggi. Giudizio di idoneità del medico competente (art. 41 D.Lgs. 81/08): a seguito della visita medica, il medico competente può indicare nel giudizio di idoneità alla mansione specifica che il lavoratore necessita di calzature con caratteristiche ergonomiche particolari (plantare correttivo, larghezza non standard, ammortizzazione rinforzata, puntale in materiale non metallico per incompatibilità con protesi metalliche, ecc.). Obbligo del datore di lavoro: in presenza di una prescrizione del medico competente, il datore è tenuto a fornire le calzature conformi alla prescrizione stessa. Il principio del ragionevole accomodamento (art. 3, comma 3-bis, D.Lgs. 216/2003 in attuazione della Direttiva 2000/78/CE) impone al datore di adottare misure idonee a garantire ai lavoratori con disabilità o condizioni fisiche particolari il mantenimento del posto di lavoro, salvo onere sproporzionato per l'organizzazione. Costo a carico del datore (art. 18 c.3 D.Lgs. 81/08): le calzature prescritte dal medico competente come DPI sono a completo carico del datore di lavoro, anche se il loro costo è superiore alle calzature standard. Requisiti tecnici invariati: le calzature ortopediche o su misura devono comunque rispettare i requisiti EN ISO 20345 (o la norma appropriata) per il rischio lavorativo specifico: puntale, antiperforazione, antiscivolo, in conformità al DVR. La prescrizione ortopedica non esonera dai requisiti di sicurezza normativi. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili al caso specifico.
Quali calzature antinfortun sono obbligatorie in un cantiere edile?
Nei cantieri edili il rischio per i piedi è tra i più rilevanti: caduta di materiali pesanti (mattoni, travetti, pannelli, attrezzature), presenza di chiodi e punte sui piani di calpestio, terreni irregolari, bagnati e fangosi. La normativa di riferimento principale è il D.Lgs. 81/08 e i suoi allegati, in particolare l'Allegato XV (contenuto minimo del PSC e del POS) e l'Allegato V. Categoria minima raccomandata per lavori sul cantiere: S3. Questa categoria garantisce: puntale resistente a 200 J di impatto (EN ISO 20345), impermeabilità della tomaia per almeno 60 minuti (protezione da pioggia, fango, cemento bagnato), suola antiperforazione con resistenza ≥ 1.100 N (protezione da chiodi e punte sul piano di calpestio), profilo grip rinforzato per terreni irregolari. Situazioni che richiedono protezioni aggiuntive o categorie superiori: per lavori in scavi allagati, fondazioni o ambienti con acqua stagnante si consiglia la categoria S5 (stivale antiperforazione) o almeno S3 con ghette impermeabili. Per lavori su ponteggi o superfici metalliche scivolose, la marcatura SRC è prioritaria. Per lavori in aree con presenza di prodotti chimici aggressivi (solventi, disarmanti per casseforme, resine), calzature con marcatura HRO. Obblighi documentali: il PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) e il POS (Piano Operativo di Sicurezza) devono specificare le categorie di DPI obbligatorie per ciascuna lavorazione e fase di cantiere. I coordinatori per la sicurezza in fase di esecuzione (CSE) hanno il potere di verificare il corretto utilizzo e di sospendere le attività in caso di inadempimento (art. 92 D.Lgs. 81/08). La Stazione Appaltante può imporre nei documenti di gara (CSP — Capitolato Speciale delle Prescrizioni) standard più elevati rispetto ai minimi normativi.
Come scegliere le scarpe antinfortun per l'industria alimentare?
Nell'industria alimentare — macelli, pescherie, caseifici, panifici industriali, cucine professionali, industria conserviera — i rischi per i piedi sono molteplici e combinati, e la scelta della calzatura deve rispondere a ciascuno di essi in modo integrato. Scivolamento (rischio principale): i pavimenti dell'industria alimentare sono frequentemente bagnati, contaminati da grassi animali, sangue, oli vegetali, liquidi di lavorazione. La marcatura SRC è il requisito minimo essenziale: SRA da sola non è sufficiente per superfici contaminate da grasso. La suola deve avere profilo a canali con drenaggio efficace del liquido di contaminazione. Caduta di oggetti (rischio meccanico): puntale EN ISO 20345 (200 J / 15 kN) obbligatorio dove si maneggiano coltelli pesanti, attrezzature, cassette, contenitori, macchinari. Nei macelli il puntale in materiale non metallico (composito) è preferibile per compatibilità con i rilevatori di metalli. Umidità e bagnato: per ambienti costantemente umidi con pavimenti sempre bagnati è preferibile la categoria S4 o S5 (stivale in gomma vulcanizzata o PU impermeabile per costruzione). Per ambienti mediamente umidi S2 o S3 possono essere sufficienti. Temperature: ambienti caldi (cucine, forni, sterilizzazione) richiedono tomaia traspirante e materiali resistenti al calore; ambienti freddi (celle frigorifere, celle di stagionatura) richiedono la marcatura CI (isolante termico fino a -17 °C) e suola con buone proprietà antiscivolo anche a basse temperature. Resistenza agli idrocarburi: la marcatura HRO (resistenza alla suola contro idrocarburi e grassi) è indicata per industrie con grassi animali e oli vegetali in quantità rilevante. Igiene e conformità HACCP: la norma EN ISO 20345 Sez. 5 prevede la compatibilità dei materiali con i requisiti igienico-sanitari. Le calzature devono essere in materiale non assorbente, facile da pulire e sanificare con i prodotti utilizzati nell'impianto, e preferibilmente in colori che consentano di evidenziare contaminazioni visibili. Per lavoratori in piedi per turni di 8 o più ore (rischio muscolo-scheletrico) l'ergonomia è fondamentale: plantare ammortizzante, codice E (assorbimento energia tallone ≥ 20 J), soletta anatomica anti-affaticamento. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili al tuo stabilimento.

Devi scegliere le calzature antinfortun per la tua azienda?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili, a individuare la categoria EN ISO 20345 corretta per ogni mansione e a impostare il registro di consegna DPI conforme al D.Lgs. 81/08.

Fonti normative

  • EN ISO 20345:2022 — calzature di sicurezza (safety footwear): requisiti e metodi di prova
  • EN ISO 20346:2022 — calzature di protezione (protective footwear): puntale 100 J / 10 kN
  • EN ISO 20347:2022 — calzature da lavoro (occupational footwear): senza requisito puntale
  • Regolamento UE 2016/425 — DPI: categorie, marcatura CE, dichiarazione di conformità
  • D.Lgs. 81/08 artt. 74-79 — Titolo III: DPI, definizioni, requisiti, scelta e uso
  • D.Lgs. 81/08 art. 18 c.3 — costo dei DPI a carico esclusivo del datore di lavoro
  • D.Lgs. 81/08 art. 77 — obblighi del datore di lavoro in materia di DPI (fornitura, manutenzione, sostituzione, formazione)
  • Accordo Stato-Regioni 21/12/2011 — formazione lavoratori, dirigenti e preposti (D.Lgs. 81/08 art. 37)
  • D.Lgs. 216/2003 art. 3 — principio di ragionevole accomodamento per lavoratori con disabilità o patologie
  • INAIL — Ricerca su infortuni da scivolamento: cause, settori e misure preventive
  • Linee Guida ISPESL/INAIL sui DPI — selezione, uso, manutenzione e gestione del ciclo di vita