FAQ Procedure di Sicurezza Standard (PSS) — Come si Redigono e Quando Sono Obbligatorie
Risposte alle domande più frequenti sulle Procedure di Sicurezza Standard (PSS/SOP): quando sono obbligatorie ai sensi del D.Lgs. 81/08, come strutturarle, chi le redige e le approva, come gestirne le revisioni e il mancato rispetto da parte dei lavoratori.
D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida
Le Procedure di Sicurezza Standard (PSS), anche dette SOP (Standard Operating Procedures) di sicurezza, sono documenti che descrivono in modo dettagliato le modalità operative per svolgere in sicurezza attività pericolose o critiche. Il D.Lgs. 81/08 non impone esplicitamente la redazione di tutte le procedure, ma la loro assenza in attività ad alto rischio è valutata negativamente in sede ispettiva e può configurare omessa vigilanza.
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Queste FAQ raccolgono i dubbi più comuni di datori di lavoro, RSPP, responsabili di reparto e RLS in merito alla redazione, struttura, aggiornamento e gestione delle procedure di sicurezza standard nei luoghi di lavoro, con riferimento agli obblighi del D.Lgs. 81/08 e alle norme tecniche applicabili.
Domande frequenti sulle procedure di sicurezza standard (PSS)FAQ
Cosa sono le procedure di sicurezza standard e perché sono importanti?
Le Procedure di Sicurezza Standard (PSS) — dette anche SOP di sicurezza, dall'inglese Standard Operating Procedures — sono documenti scritti che descrivono passo per passo come svolgere un'attività lavorativa pericolosa o critica in modo sicuro e conforme alle norme vigenti. Si distinguono da altri documenti simili per collocazione e livello di dettaglio: l'istruzione operativa è più breve e si riferisce tipicamente a una singola attrezzatura o operazione elementare; il piano di sicurezza (come il PSC o il POS in cantiere) è invece un documento più generale che copre l'intero sito o progetto. Le PSS occupano un livello intermedio: coprono un processo specifico dall'inizio alla fine, includendo rischi, misure preventive, dispositivi di protezione individuale (DPI) e azioni di emergenza. La loro importanza è duplice. Sul piano operativo, standardizzano i comportamenti sicuri riducendo la variabilità esecutiva tra operatori diversi o tra turni diversi, elemento cruciale nei processi industriali ripetitivi o nelle attività ad alto rischio. Sul piano documentale e ispettivo, costituiscono la prova concreta che il datore di lavoro ha tradotto le misure di prevenzione identificate nel DVR in istruzioni operative vincolanti. In sede di ispezione da parte di ASL o Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), la mancanza di procedure scritte per attività palesemente pericolose viene regolarmente citata nei verbali come lacuna documentale grave, indice di un sistema di gestione della sicurezza non strutturato.
Il D.Lgs. 81/08 obbliga le aziende a redigere procedure di sicurezza?
Il D.Lgs. 81/08 non contiene un articolo che imponga in modo generalizzato la redazione di procedure di sicurezza per ogni attività. Tuttavia l'obbligo è implicito e, per alcune attività, esplicito. L'art. 28 obbliga il datore di lavoro a redigere il DVR indicando le misure di prevenzione e protezione da adottare: quelle misure, per essere effettivamente applicate, devono essere tradotte in istruzioni operative scritte, ossia in procedure. L'art. 18 co. 1 lett. h) impone di adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza, tra cui procedure di evacuazione e di primo soccorso. Per specifiche attività esistono obblighi espliciti: il DPR 177/2011 art. 3 impone procedure scritte obbligatorie per i lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati; la norma CEI 11-27:2014 prevede procedure specifiche per i lavori su impianti elettrici in tensione o in prossimità; l'art. 294 D.Lgs. 81/08 richiede un documento di protezione contro le esplosioni nelle aree ATEX, che deve contenere le relative procedure operative. Fuori dagli obblighi normativi diretti, le procedure di sicurezza diventano sostanzialmente obbligatorie per le aziende certificate ISO 45001, per quelle dotate di Modello Organizzativo e Gestionale ex D.Lgs. 231/2001, e per quelle che operano in appalto con committenti strutturati che le richiedono contrattualmente.
Qual è la struttura minima di una procedura di sicurezza?
Non esiste un formato normativo obbligatorio, ma la prassi consolidata e le linee guida UNI e ISO identificano le sezioni che una PSS ben strutturata deve contenere. La prima sezione definisce lo scopo (cosa descrive la procedura e quale obiettivo persegue) e il campo di applicazione (a quali reparti, lavoratori o attrezzature si applica). Seguono i riferimenti normativi e documentali: le leggi, le norme tecniche e gli altri documenti aziendali collegati (DVR, piano di emergenza, schede di sicurezza). La sezione delle definizioni chiarisce i termini tecnici o aziendali utilizzati nel documento. Il capitolo delle responsabilità indica chi redige la procedura, chi la approva, chi ne verifica il rispetto, chi la esegue: questa matrice RACI (Responsible, Accountable, Consulted, Informed) evita ambiguità gestionali. Il corpo centrale della procedura descrive le fasi operative in sequenza — preferibilmente con numerazione progressiva e, ove utile, flowchart o diagrammi di flusso — specificando per ogni fase i rischi specifici presenti e le misure di prevenzione da adottare. Una sezione dedicata elenca i DPI obbligatori con riferimento alla norma EN di prodotto. Le azioni in caso di emergenza (incendio, sversamento, infortunio correlato) completano la parte tecnica. Ogni procedura deve riportare in intestazione o calce: codice identificativo, numero di revisione, data di emissione, data di revisione, firme del redattore e dell'approvatore. Gli allegati raccolgono check-list operative, moduli di firma per presa visione e qualsiasi modulo di registrazione correlato.
Chi deve redigere e approvare le procedure di sicurezza?
La normativa non assegna esplicitamente la redazione delle procedure di sicurezza a una figura specifica. Nella prassi aziendale consolidata, la funzione di redazione — o quantomeno di coordinamento della redazione — spetta all'RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione), che per competenza tecnica è la figura più qualificata a identificare rischi, misure e sequenze operative sicure. Tuttavia l'RSPP raramente lavora da solo: la redazione efficace richiede il coinvolgimento del responsabile di reparto o del capo produzione, che conosce la realtà operativa quotidiana, e dei lavoratori più esperti che eseguiranno la procedura. Questo approccio partecipativo è raccomandato esplicitamente dalla norma ISO 45001:2018 (clausola 8.1) e riduce significativamente il rischio di produrre procedure formalmente corrette ma inapplicabili in pratica. La fase di verifica prima dell'approvazione dovrebbe coinvolgere anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che può segnalare criticità dal punto di vista dei lavoratori. L'approvazione formale deve essere attribuita al datore di lavoro o a un dirigente delegato, poiché la procedura diventa un atto organizzativo vincolante con implicazioni disciplinari in caso di violazione. La firma di presa visione da parte di ogni lavoratore che dovrà applicare la procedura — raccolta durante la sessione di formazione o addestramento — costituisce la prova documentale dell'avvenuta informazione, rilevante sia in sede ispettiva sia in caso di contenzioso successivo a un infortunio.
Come si redige una procedura di sicurezza per lavori in quota?
La procedura per lavori in quota deve affrontare sistematicamente i rischi disciplinati dagli artt. 107-115 del D.Lgs. 81/08. Il primo elemento è la definizione precisa dell'attività: le norme considerano "lavoro in quota" qualsiasi attività a oltre 2 m di altezza con rischio di caduta. La procedura deve partire dalla valutazione delle modalità di accesso al punto di lavoro: scala semplice o doppia, trabattello, ponteggio fisso, piattaforma di lavoro elevabile (PLE), sistema di accesso e posizionamento con funi. Per ogni modalità scelta vanno specificate le condizioni di utilizzo sicuro, i controlli preliminari e i limiti di impiego. Per i sistemi anticaduta con DPI, la procedura deve indicare i dispositivi richiesti con riferimento alle norme EN: imbracatura completa EN 361, cordino di collegamento EN 354, dispositivo anticaduta retrattile EN 360, connettori EN 362, longe di posizionamento EN 358. La verifica preliminare dei punti di ancoraggio è un elemento critico: devono essere certificati secondo EN 795 o essere punti strutturali verificati da un tecnico competente con portata minima di 10 kN. La procedura deve disciplinare la comunicazione preventiva dell'intervento (chi autorizza, chi presidia l'area sottostante) e includere obbligatoriamente un piano di soccorso in caso di caduta e sospensione nel vuoto, come richiesto dall'art. 115 co. 1 D.Lgs. 81/08. Infine, deve richiamare i requisiti di formazione specifica per l'uso dei DPI anticaduta, definiti dall'Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006.
Quanto spesso devono essere aggiornate le procedure di sicurezza?
Il D.Lgs. 81/08 non fissa una periodicità di revisione obbligatoria specifica per le procedure di sicurezza in generale, a differenza di quanto previsto per il DVR (che va aggiornato a ogni variazione significativa dell'organizzazione o dei processi, ex art. 29 co. 3). Tuttavia esistono circostanze che rendono la revisione obbligatoria o altamente raccomandata. La revisione è necessaria ogni volta che cambiano le modalità operative della fase descritta nella procedura: introduzione di nuove attrezzature, cambio di fornitore di materiali pericolosi, modifiche impiantistiche, variazioni del layout produttivo. Un infortunio o un quasi-infortunio (near miss) correlato a un'attività coperta da procedura impone una revisione immediata per verificare se la procedura era adeguata e correttamente applicata. L'aggiornamento di una norma tecnica di riferimento (ad esempio una norma EN o CEI citata nella procedura) comporta la revisione del documento per allinearlo alla versione corrente. Gli aggiornamenti del DVR che modificano la valutazione dei rischi correlati all'attività descritta si riflettono necessariamente sulle procedure collegate. Per le aziende certificate ISO 45001:2018, la clausola 9.2 impone di inserire la verifica periodica delle procedure nel programma di audit interno del sistema di gestione: la frequenza di audit — solitamente annuale — diventa di fatto una revisione periodica implicita. Ogni revisione deve essere documentata incrementando il numero di revisione, aggiornando la data e raccogliendo nuovamente le firme di presa visione da parte dei lavoratori interessati.
Le procedure di sicurezza devono essere consegnate fisicamente ai lavoratori?
Il D.Lgs. 81/08 non impone la consegna fisica delle procedure di sicurezza come documento autonomo, a differenza di quanto previsto per il DVR riassuntivo (art. 17 co. 1 lett. b) che deve essere custodito in azienda e accessibile ai lavoratori). Tuttavia l'art. 36 obbliga il datore di lavoro a informare i lavoratori sui rischi specifici cui sono esposti e sulle misure di prevenzione e protezione adottate: le procedure di sicurezza sono precisamente lo strumento attraverso cui queste informazioni vengono formalizzate. L'art. 37 aggiunge l'obbligo di formazione adeguata e sufficiente, preferibilmente con rilascio di attestato, con specifico riferimento alle attività svolte. Nella prassi aziendale le modalità di distribuzione e accesso alle procedure variano: la consegna fisica con ricevuta firmata è la modalità più robusta dal punto di vista probatorio, in quanto produce prova documentale dell'avvenuta informazione del singolo lavoratore; in alternativa, le procedure possono essere rese disponibili in area di lavoro su bacheca dedicata, in formato digitale su tablet o terminale di reparto, o su intranet aziendale. In ogni caso, la firma del lavoratore per "presa visione e addestramento" — raccolta durante la sessione formativa specifica sulla procedura — è la prova più solida in caso di contestazione successiva a un infortunio o in sede di giudizio, poiché dimostra che il lavoratore conosceva la modalità operativa sicura prescritta dall'azienda.
Come si gestisce il mancato rispetto di una procedura da parte di un lavoratore?
Il lavoratore che viola deliberatamente una procedura di sicurezza aziendale incorre in responsabilità su più livelli. Sul piano normativo, l'art. 20 co. 2 lett. b) e d) del D.Lgs. 81/08 impone ai lavoratori di osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro e di utilizzare correttamente i dispositivi di protezione: le procedure di sicurezza sono precisamente tali disposizioni. La violazione è quindi sanzionabile sul piano disciplinare secondo le previsioni del contratto collettivo nazionale applicabile al settore, con sanzioni graduate dalla richiamata scritta fino al licenziamento per giusta causa nei casi di violazioni gravi e reiterate di norme di sicurezza. Sul piano della responsabilità penale in caso di infortunio, la giurisprudenza della Cassazione penale sezione IV ha elaborato il principio del "comportamento abnorme del lavoratore": quando l'infortunio è causato esclusivamente da una condotta del lavoratore del tutto imprevedibile e avulsa dalle mansioni assegnate, la responsabilità del datore di lavoro può essere esclusa o attenuata. La prova che esisteva una procedura scritta, che il lavoratore era stato formato su di essa e ne aveva firmato la presa visione, che l'azienda esercitava vigilanza, è elemento decisivo per invocare questo principio. Il preposto, ai sensi dell'art. 19 D.Lgs. 81/08, ha l'obbligo specifico di sovrintendere al rispetto delle procedure da parte dei lavoratori e di interrompere immediatamente l'attività in caso di violazione che comporti rischio grave e immediato, informandone i superiori.
Cosa sono le procedure di sicurezza standard e perché sono importanti?
Le Procedure di Sicurezza Standard (PSS) — dette anche SOP di sicurezza, dall'inglese Standard Operating Procedures — sono documenti scritti che descrivono passo per passo come svolgere un'attività lavorativa pericolosa o critica in modo sicuro e conforme alle norme vigenti. Si distinguono da altri documenti simili per collocazione e livello di dettaglio: l'istruzione operativa è più breve e si riferisce tipicamente a una singola attrezzatura o operazione elementare; il piano di sicurezza (come il PSC o il POS in cantiere) è invece un documento più generale che copre l'intero sito o progetto. Le PSS occupano un livello intermedio: coprono un processo specifico dall'inizio alla fine, includendo rischi, misure preventive, dispositivi di protezione individuale (DPI) e azioni di emergenza. La loro importanza è duplice. Sul piano operativo, standardizzano i comportamenti sicuri riducendo la variabilità esecutiva tra operatori diversi o tra turni diversi, elemento cruciale nei processi industriali ripetitivi o nelle attività ad alto rischio. Sul piano documentale e ispettivo, costituiscono la prova concreta che il datore di lavoro ha tradotto le misure di prevenzione identificate nel DVR in istruzioni operative vincolanti. In sede di ispezione da parte di ASL o Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), la mancanza di procedure scritte per attività palesemente pericolose viene regolarmente citata nei verbali come lacuna documentale grave, indice di un sistema di gestione della sicurezza non strutturato.
Il D.Lgs. 81/08 obbliga le aziende a redigere procedure di sicurezza?
Il D.Lgs. 81/08 non contiene un articolo che imponga in modo generalizzato la redazione di procedure di sicurezza per ogni attività. Tuttavia l'obbligo è implicito e, per alcune attività, esplicito. L'art. 28 obbliga il datore di lavoro a redigere il DVR indicando le misure di prevenzione e protezione da adottare: quelle misure, per essere effettivamente applicate, devono essere tradotte in istruzioni operative scritte, ossia in procedure. L'art. 18 co. 1 lett. h) impone di adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza, tra cui procedure di evacuazione e di primo soccorso. Per specifiche attività esistono obblighi espliciti: il DPR 177/2011 art. 3 impone procedure scritte obbligatorie per i lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati; la norma CEI 11-27:2014 prevede procedure specifiche per i lavori su impianti elettrici in tensione o in prossimità; l'art. 294 D.Lgs. 81/08 richiede un documento di protezione contro le esplosioni nelle aree ATEX, che deve contenere le relative procedure operative. Fuori dagli obblighi normativi diretti, le procedure di sicurezza diventano sostanzialmente obbligatorie per le aziende certificate ISO 45001, per quelle dotate di Modello Organizzativo e Gestionale ex D.Lgs. 231/2001, e per quelle che operano in appalto con committenti strutturati che le richiedono contrattualmente.
Qual è la struttura minima di una procedura di sicurezza?
Non esiste un formato normativo obbligatorio, ma la prassi consolidata e le linee guida UNI e ISO identificano le sezioni che una PSS ben strutturata deve contenere. La prima sezione definisce lo scopo (cosa descrive la procedura e quale obiettivo persegue) e il campo di applicazione (a quali reparti, lavoratori o attrezzature si applica). Seguono i riferimenti normativi e documentali: le leggi, le norme tecniche e gli altri documenti aziendali collegati (DVR, piano di emergenza, schede di sicurezza). La sezione delle definizioni chiarisce i termini tecnici o aziendali utilizzati nel documento. Il capitolo delle responsabilità indica chi redige la procedura, chi la approva, chi ne verifica il rispetto, chi la esegue: questa matrice RACI (Responsible, Accountable, Consulted, Informed) evita ambiguità gestionali. Il corpo centrale della procedura descrive le fasi operative in sequenza — preferibilmente con numerazione progressiva e, ove utile, flowchart o diagrammi di flusso — specificando per ogni fase i rischi specifici presenti e le misure di prevenzione da adottare. Una sezione dedicata elenca i DPI obbligatori con riferimento alla norma EN di prodotto. Le azioni in caso di emergenza (incendio, sversamento, infortunio correlato) completano la parte tecnica. Ogni procedura deve riportare in intestazione o calce: codice identificativo, numero di revisione, data di emissione, data di revisione, firme del redattore e dell'approvatore. Gli allegati raccolgono check-list operative, moduli di firma per presa visione e qualsiasi modulo di registrazione correlato.
Chi deve redigere e approvare le procedure di sicurezza?
La normativa non assegna esplicitamente la redazione delle procedure di sicurezza a una figura specifica. Nella prassi aziendale consolidata, la funzione di redazione — o quantomeno di coordinamento della redazione — spetta all'RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione), che per competenza tecnica è la figura più qualificata a identificare rischi, misure e sequenze operative sicure. Tuttavia l'RSPP raramente lavora da solo: la redazione efficace richiede il coinvolgimento del responsabile di reparto o del capo produzione, che conosce la realtà operativa quotidiana, e dei lavoratori più esperti che eseguiranno la procedura. Questo approccio partecipativo è raccomandato esplicitamente dalla norma ISO 45001:2018 (clausola 8.1) e riduce significativamente il rischio di produrre procedure formalmente corrette ma inapplicabili in pratica. La fase di verifica prima dell'approvazione dovrebbe coinvolgere anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che può segnalare criticità dal punto di vista dei lavoratori. L'approvazione formale deve essere attribuita al datore di lavoro o a un dirigente delegato, poiché la procedura diventa un atto organizzativo vincolante con implicazioni disciplinari in caso di violazione. La firma di presa visione da parte di ogni lavoratore che dovrà applicare la procedura — raccolta durante la sessione di formazione o addestramento — costituisce la prova documentale dell'avvenuta informazione, rilevante sia in sede ispettiva sia in caso di contenzioso successivo a un infortunio.
Come si redige una procedura di sicurezza per lavori in quota?
La procedura per lavori in quota deve affrontare sistematicamente i rischi disciplinati dagli artt. 107-115 del D.Lgs. 81/08. Il primo elemento è la definizione precisa dell'attività: le norme considerano "lavoro in quota" qualsiasi attività a oltre 2 m di altezza con rischio di caduta. La procedura deve partire dalla valutazione delle modalità di accesso al punto di lavoro: scala semplice o doppia, trabattello, ponteggio fisso, piattaforma di lavoro elevabile (PLE), sistema di accesso e posizionamento con funi. Per ogni modalità scelta vanno specificate le condizioni di utilizzo sicuro, i controlli preliminari e i limiti di impiego. Per i sistemi anticaduta con DPI, la procedura deve indicare i dispositivi richiesti con riferimento alle norme EN: imbracatura completa EN 361, cordino di collegamento EN 354, dispositivo anticaduta retrattile EN 360, connettori EN 362, longe di posizionamento EN 358. La verifica preliminare dei punti di ancoraggio è un elemento critico: devono essere certificati secondo EN 795 o essere punti strutturali verificati da un tecnico competente con portata minima di 10 kN. La procedura deve disciplinare la comunicazione preventiva dell'intervento (chi autorizza, chi presidia l'area sottostante) e includere obbligatoriamente un piano di soccorso in caso di caduta e sospensione nel vuoto, come richiesto dall'art. 115 co. 1 D.Lgs. 81/08. Infine, deve richiamare i requisiti di formazione specifica per l'uso dei DPI anticaduta, definiti dall'Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006.
Quanto spesso devono essere aggiornate le procedure di sicurezza?
Il D.Lgs. 81/08 non fissa una periodicità di revisione obbligatoria specifica per le procedure di sicurezza in generale, a differenza di quanto previsto per il DVR (che va aggiornato a ogni variazione significativa dell'organizzazione o dei processi, ex art. 29 co. 3). Tuttavia esistono circostanze che rendono la revisione obbligatoria o altamente raccomandata. La revisione è necessaria ogni volta che cambiano le modalità operative della fase descritta nella procedura: introduzione di nuove attrezzature, cambio di fornitore di materiali pericolosi, modifiche impiantistiche, variazioni del layout produttivo. Un infortunio o un quasi-infortunio (near miss) correlato a un'attività coperta da procedura impone una revisione immediata per verificare se la procedura era adeguata e correttamente applicata. L'aggiornamento di una norma tecnica di riferimento (ad esempio una norma EN o CEI citata nella procedura) comporta la revisione del documento per allinearlo alla versione corrente. Gli aggiornamenti del DVR che modificano la valutazione dei rischi correlati all'attività descritta si riflettono necessariamente sulle procedure collegate. Per le aziende certificate ISO 45001:2018, la clausola 9.2 impone di inserire la verifica periodica delle procedure nel programma di audit interno del sistema di gestione: la frequenza di audit — solitamente annuale — diventa di fatto una revisione periodica implicita. Ogni revisione deve essere documentata incrementando il numero di revisione, aggiornando la data e raccogliendo nuovamente le firme di presa visione da parte dei lavoratori interessati.
Le procedure di sicurezza devono essere consegnate fisicamente ai lavoratori?
Il D.Lgs. 81/08 non impone la consegna fisica delle procedure di sicurezza come documento autonomo, a differenza di quanto previsto per il DVR riassuntivo (art. 17 co. 1 lett. b) che deve essere custodito in azienda e accessibile ai lavoratori). Tuttavia l'art. 36 obbliga il datore di lavoro a informare i lavoratori sui rischi specifici cui sono esposti e sulle misure di prevenzione e protezione adottate: le procedure di sicurezza sono precisamente lo strumento attraverso cui queste informazioni vengono formalizzate. L'art. 37 aggiunge l'obbligo di formazione adeguata e sufficiente, preferibilmente con rilascio di attestato, con specifico riferimento alle attività svolte. Nella prassi aziendale le modalità di distribuzione e accesso alle procedure variano: la consegna fisica con ricevuta firmata è la modalità più robusta dal punto di vista probatorio, in quanto produce prova documentale dell'avvenuta informazione del singolo lavoratore; in alternativa, le procedure possono essere rese disponibili in area di lavoro su bacheca dedicata, in formato digitale su tablet o terminale di reparto, o su intranet aziendale. In ogni caso, la firma del lavoratore per "presa visione e addestramento" — raccolta durante la sessione formativa specifica sulla procedura — è la prova più solida in caso di contestazione successiva a un infortunio o in sede di giudizio, poiché dimostra che il lavoratore conosceva la modalità operativa sicura prescritta dall'azienda.
Come si gestisce il mancato rispetto di una procedura da parte di un lavoratore?
Il lavoratore che viola deliberatamente una procedura di sicurezza aziendale incorre in responsabilità su più livelli. Sul piano normativo, l'art. 20 co. 2 lett. b) e d) del D.Lgs. 81/08 impone ai lavoratori di osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro e di utilizzare correttamente i dispositivi di protezione: le procedure di sicurezza sono precisamente tali disposizioni. La violazione è quindi sanzionabile sul piano disciplinare secondo le previsioni del contratto collettivo nazionale applicabile al settore, con sanzioni graduate dalla richiamata scritta fino al licenziamento per giusta causa nei casi di violazioni gravi e reiterate di norme di sicurezza. Sul piano della responsabilità penale in caso di infortunio, la giurisprudenza della Cassazione penale sezione IV ha elaborato il principio del "comportamento abnorme del lavoratore": quando l'infortunio è causato esclusivamente da una condotta del lavoratore del tutto imprevedibile e avulsa dalle mansioni assegnate, la responsabilità del datore di lavoro può essere esclusa o attenuata. La prova che esisteva una procedura scritta, che il lavoratore era stato formato su di essa e ne aveva firmato la presa visione, che l'azienda esercitava vigilanza, è elemento decisivo per invocare questo principio. Il preposto, ai sensi dell'art. 19 D.Lgs. 81/08, ha l'obbligo specifico di sovrintendere al rispetto delle procedure da parte dei lavoratori e di interrompere immediatamente l'attività in caso di violazione che comporti rischio grave e immediato, informandone i superiori.
Fonti normative
D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (artt. 17, 18, 19, 20, 28, 36, 37, 107-115, 294)
DPR 14 settembre 2011 n. 177 — Ambienti confinati (obbligo procedure)
Norma CEI 11-27:2014 — Lavori su impianti elettrici
ISO 45001:2018 — clausole 6.1, 8.1, 9.2
Accordo Stato-Regioni 26 gennaio 2006 (uso DPI anticaduta e lavori in quota)
D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 art. 6 — MOG e procedure organizzative
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