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Non Conformità HACCP e Azioni Correttive

Cosa fare quando un controllo dà un risultato fuori limite, quando un alimento potrebbe non essere sicuro e quando è l’ASL a rilevare la carenza: decisioni, registrazioni e scadenze.

Risposta rapida

Una non conformità è uno scostamento da un limite critico, da una procedura o da un requisito di legge. Il quinto principio HACCP (art. 5 Reg. CE 852/2004) impone di stabilire in anticipo le azioni correttive. Se un alimento non sicuro è già uscito dall’impresa scattano ritiro, richiamo e informazione all’autorità, previsti dall’art. 19 del Reg. CE 178/2002.

Tre tipi di non conformità, tre percorsi diversi

Non tutte le non conformità si gestiscono allo stesso modo. Conviene distinguerle subito, perché cambiano le persone da coinvolgere, i tempi e gli obblighi verso l’esterno. La definizione generale è nel glossario alla voce non conformità; qui conta la decisione operativa.

SituazioneEsempioCosa fareObbligo verso l’esterno
Scostamento interno, prodotto sotto controlloFrigorifero a 9 °C al controllo del mattinoAzione correttiva, decisione sul prodotto, registrazioneNessuno
Alimento non sicuro già uscito dall’impresaLotto di salsa venduto a un altro negozio con allergene non dichiaratoRitiro immediato, eventuale richiamo ai consumatoriInformare l’autorità competente (art. 19 Reg. 178/2002)
Carenza rilevata dal controllo ufficialeRegistro temperature non compilato, lavamani senza saponeAdeguamento entro il termine fissato, prove dell’adeguamentoRispettare prescrizioni e termini dell’autorità

Le azioni da registrare per ogni non conformità interna

  1. Correzione immediata: riportare il processo sotto controllo, per esempio prolungare la cottura, spostare i prodotti in un’altra cella, bloccare l’uso di una materia prima.
  2. Destinazione del prodotto: uso immediato, ritrattamento, declassamento o eliminazione, secondo i criteri del manuale. Il prodotto in attesa di decisione va identificato con un cartello «bloccato» e separato.
  3. Analisi della causa: guasto, errore umano, procedura poco chiara, fornitore. Senza la causa la correzione resta un rimedio temporaneo.
  4. Azione preventiva: cosa si cambia perché non si ripeta (manutenzione, formazione, modifica della procedura).
  5. Verifica di efficacia: a distanza di tempo si controlla che il problema non si sia ripresentato.

Esempio: alle 8 il frigorifero dei latticini segna 9 °C, mentre il limite del manuale è 4 °C. L’addetto misura un prodotto con la sonda, sposta tutto in un altro frigo, annota l’ora dell’ultima lettura corretta (la sera prima) e chiama il responsabile, che decide in base al tipo di prodotto e al tempo di esposizione. Il tecnico trova la guarnizione rotta: la si sostituisce e si aggiunge il controllo delle guarnizioni alla manutenzione mensile. I criteri di valutazione sono nella pagina su temperature e catena del freddo.

Quando l’alimento è già uscito: ritiro e richiamo

Se l’operatore ritiene o ha motivo di ritenere che un alimento non sia conforme ai requisiti di sicurezza (art. 14 Reg. CE 178/2002) e non sia più sotto il suo controllo diretto, l’art. 19 gli impone di:

  • avviare immediatamente le procedure per ritirarlo dal mercato;
  • informarne le autorità competenti;
  • se il prodotto può essere già arrivato ai consumatori, informarli in modo efficace e accurato e richiamarlo;
  • collaborare con l’autorità sulle misure per evitare o ridurre i rischi.

Per farlo in tempi brevi serve una rintracciabilità efficace (art. 18): sapere da chi si è comprato e, per le forniture ad altre imprese, a chi si è venduto. Per i richiami rivolti ai consumatori il Ministero della Salute pubblica gli avvisi sul proprio portale. La procedura di ritiro e richiamo va scritta nel manuale prima che serva, con i contatti di fornitori, clienti e autorità.

Simulazione di ritiro: un controllo che vale la pena fare

Una prova di rintracciabilità su un lotto reale, una o due volte l’anno, misura quanto tempo serve per sapere dove è finito un prodotto. Se servono giorni per ricostruire le consegne, la procedura non è pronta per un ritiro vero.

Il registro delle non conformità

  • Data, fase, descrizione dello scostamento e di come è stato rilevato.
  • Prodotti coinvolti con lotto e quantità.
  • Azioni correttive, destinazione del prodotto, responsabile della decisione.
  • Causa individuata e azione preventiva, con data di verifica dell’efficacia.

Il registro è anche lo strumento della verifica periodica prevista dal sesto principio HACCP. Non conformità che si ripetono indicano che il manuale o l’organizzazione vanno rivisti: è il materiale di partenza di un audit HACCP. L’errore tipico in ispezione è un registro vuoto per anni: per l’ispettore non significa che tutto va bene, ma che le anomalie non vengono annotate.

Non conformità rilevate dal controllo ufficiale: termini e sanzioni

Quando la carenza la rileva l’ASL, l’art. 6, comma 7, del D.Lgs. 193/2007 prevede che l’autorità fissi un congruo termine per eliminarla. Il mancato adempimento entro il termine è punito con sanzione amministrativa da 1.000 a 6.000 euro. Questa sanzione si aggiunge a quella eventualmente contestata per la violazione di partenza: da 500 a 3.000 euro per i requisiti dell’Allegato II (comma 5), da 1.000 a 6.000 euro per procedure HACCP non predisposte (comma 6) o non correttamente applicate (comma 8).

Esempio di calcolo: in un sopralluogo emergono un lavamani privo di erogatore di sapone e registrazioni delle temperature assenti da settimane. L’ispettore può contestare il comma 5 per il requisito strutturale e il comma 8 per la mancata applicazione della procedura, e fissare un termine per adeguarsi. Se al controllo successivo le carenze restano, si aggiunge il comma 7. Gli importi minimi e massimi si sommano voce per voce, quindi rispettare il termine è la scelta che pesa di più.

Nei casi di rischio per la salute l’autorità può disporre misure come il sequestro degli alimenti o la sospensione dell’attività ai sensi dell’art. 138 del Reg. UE 2017/625. Se hai appena ricevuto un verbale, segui i passaggi della pagina su cosa fare dopo un verbale ASL; gli orientamenti dei giudici sono raccolti in giurisprudenza sulle sanzioni HACCP. Con la nostra consulenza HACCP ti aiutiamo a impostare il piano di adeguamento e a documentare le azioni entro il termine.

Domande frequentiFAQ

Ogni non conformità va comunicata all’ASL?
No. Le non conformità gestite all’interno, con il prodotto ancora sotto il controllo dell’operatore, si correggono e si registrano. L’obbligo di informare l’autorità scatta quando un alimento non sicuro è uscito dall’impresa (art. 19 Reg. CE 178/2002). In caso di dubbio conviene valutare subito con il proprio consulente, perché il ritiro deve essere immediato.
Che differenza c’è tra ritiro e richiamo?
Il ritiro riguarda il prodotto ancora nella filiera, presso distributori o punti vendita, e si gestisce tra operatori. Il richiamo coinvolge i consumatori che potrebbero averlo già acquistato: va comunicato in modo efficace, per esempio con avvisi nei punti vendita, e compare tra gli avvisi pubblicati dal Ministero della Salute.
Per quanto tempo conservo il registro delle non conformità?
Il Reg. CE 852/2004 chiede di conservare i documenti per un periodo adeguato, senza fissare un numero di anni. Il periodo va scritto nel manuale e deve almeno coprire la vita commerciale dei prodotti interessati e permettere di dimostrare la gestione nel tempo; molti manuali indicano due anni o più.
Posso contestare un termine di adeguamento troppo breve?
Il termine è fissato dall’autorità come «congruo». Se per ragioni oggettive non è rispettabile, per esempio per un lavoro strutturale che richiede un fornitore, conviene chiedere per iscritto una proroga motivata prima della scadenza, documentando le azioni già avviate. Lasciar scadere il termine senza comunicazioni espone alla sanzione del comma 7.

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