Il Titolo III, Capo III del D.Lgs. 81/2008 (artt. 80-87) obbliga il datore di lavoro a valutare il rischio elettrico e a mantenere sicuri impianti e apparecchi. Servono impianti a regola d’arte con dichiarazione di conformità, verifiche periodiche dell’impianto di terra (D.P.R. 462/2001) e, per i lavori elettrici, personale qualificato PES o PAV secondo la norma CEI 11-27.
Cos’è il rischio elettrico e chi riguarda
Il rischio elettrico è la possibilità di danno dovuta all’energia elettrica: shock per contatto con parti in tensione, ustioni da arco elettrico, cadute provocate dalla scossa, incendi ed esplosioni innescati da guasti o sovraccarichi. L’art. 80 elenca i rischi da considerare: contatti elettrici diretti e indiretti, innesco e propagazione di incendi, innesco di esplosioni, fulminazione diretta e indiretta, sovratensioni e altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.
Esistono due livelli. Il primo riguarda tutte le aziende, anche un ufficio: impianto, quadri, prese, prolunghe, apparecchi alimentati. Il secondo riguarda chi esegue lavori elettrici o lavori non elettrici vicino a parti attive: elettricisti e manutentori, operatori che intervengono sui quadri delle macchine, officine su veicoli elettrici e ibridi, imprese che lavorano con gru, autopompe o PLE vicino a linee aeree.
Il quadro normativo
| Norma | Cosa prevede |
|---|---|
| Art. 80 D.Lgs. 81/2008 | Valutazione dei rischi elettrici, misure tecniche e organizzative, procedure di uso e manutenzione |
| Art. 81 | Materiali, macchinari, apparecchiature e impianti costruiti secondo la regola dell’arte (norme CEI e armonizzate) |
| Art. 82 | Divieto di lavori sotto tensione, salvo le eccezioni previste |
| Art. 83 e Allegato IX | Distanze di sicurezza per i lavori in prossimità di parti attive non protette |
| Artt. 84-85 | Protezione da fulmini e da incendi ed esplosioni di origine elettrica |
| Art. 86 | Verifiche e controlli periodici degli impianti |
| D.M. 37/2008 | Installazione da imprese abilitate e dichiarazione di conformità |
| D.P.R. 462/2001 | Denuncia e verifiche periodiche di messa a terra, protezione dalle scariche atmosferiche e impianti in luoghi con pericolo di esplosione |
| Norma CEI 11-27 | Organizzazione dei lavori elettrici e qualifiche del personale |
Impianti: dichiarazione di conformità e verifiche D.P.R. 462/2001
Ogni impianto deve essere realizzato da un’impresa abilitata, che rilascia la dichiarazione di conformità (D.M. 37/2008); per gli impianti datati privi di documentazione si ricorre alla dichiarazione di rispondenza nei casi previsti. Per l’impianto di messa a terra e per i dispositivi di protezione dalle scariche atmosferiche il datore di lavoro invia la dichiarazione di conformità entro 30 giorni dalla messa in esercizio, oggi tramite il servizio telematico dell’INAIL.
Il D.P.R. 462/2001 impone poi verifiche periodiche, che il datore di lavoro deve richiedere all’ASL/ARPA o a un organismo abilitato. La periodicità dipende dall’ambiente:
| Tipo di luogo | Periodicità della verifica |
|---|---|
| Generalità dei luoghi di lavoro (uffici, negozi, laboratori artigiani) | Ogni 5 anni |
| Cantieri | Ogni 2 anni |
| Locali adibiti a uso medico | Ogni 2 anni |
| Ambienti a maggior rischio in caso di incendio | Ogni 2 anni |
| Impianti in luoghi con pericolo di esplosione | Ogni 2 anni |
La verifica di legge non sostituisce la manutenzione: il datore di lavoro deve comunque far controllare quadri, interruttori differenziali, cavi e apparecchi secondo le norme di buona tecnica e le istruzioni dei fabbricanti. Le scadenze vanno inserite nello scadenziario della sicurezza; per le modifiche all’impianto esiste uno scenario dedicato su cosa fare quando si modifica l’impianto elettrico.
Lavori elettrici: CEI 11-27 e qualifiche PES, PAV, PEI
L’art. 82 vieta i lavori su parti attive sotto tensione, salvo tre eccezioni: tensioni di sicurezza o comunque non pericolose; lavori in bassa tensione eseguiti secondo le procedure delle norme tecniche da personale idoneo; lavori su tensioni superiori a 1.000 volt eseguiti da aziende autorizzate dal Ministero del Lavoro con personale abilitato. Anche i lavori fuori tensione e in prossimità richiedono procedure scritte.
La norma CEI 11-27, coordinata con la CEI EN 50110-1, definisce le figure del personale. La PES (persona esperta) ha istruzione, conoscenza ed esperienza per analizzare i rischi e organizzare il lavoro; la PAV (persona avvertita) è adeguatamente avvisata da persone esperte; la persona comune (PEC) non può eseguire lavori elettrici in autonomia. L’idoneità PEI è richiesta per i lavori sotto tensione in bassa tensione. Le qualifiche sono attribuite per iscritto dal datore di lavoro, sulla base di formazione, esperienza e caratteristiche personali: non basta l’attestato di un corso.
Sequenza per un lavoro fuori tensione
- Individuare l’impianto e la zona di lavoro, nominare il preposto ai lavori e il responsabile dell’impianto.
- Sezionare e aprire i circuiti da tutte le possibili fonti di alimentazione.
- Bloccare i dispositivi di sezionamento con lucchetto e cartello contro la richiusura.
- Verificare l’assenza di tensione con strumento idoneo, controllato prima e dopo.
- Mettere a terra e in cortocircuito dove previsto dalla procedura.
- Proteggere dalle parti attive vicine e delimitare la zona di lavoro.
- A lavoro finito, rimuovere protezioni e blocchi solo dopo aver verificato che tutti siano fuori dalla zona.
Lavori non elettrici vicino a linee in tensione
Per i lavori non elettrici in prossimità di linee aeree o parti attive non protette l’art. 83 rimanda alle distanze di sicurezza della tabella 1 dell’Allegato IX, misurate dal punto più vicino raggiungibile da persone, attrezzi o carichi, tenendo conto delle oscillazioni.
| Tensione nominale della linea | Distanza minima consentita |
|---|---|
| Fino a 1 kV | 3 metri |
| Oltre 1 kV e fino a 30 kV | 3,5 metri |
| Oltre 30 kV e fino a 132 kV | 5 metri |
| Oltre 132 kV | 7 metri |
Se queste distanze non possono essere rispettate servono misure concordate con il gestore della linea, come la messa fuori tensione o protezioni isolanti. Il caso tipico è il cantiere con gru o autobetonpompa vicino alla linea di distribuzione, trattato anche nella pagina su sicurezza in edilizia e cantieri.
Valutazione, esempio ed errori tipici
La valutazione del rischio elettrico entra nel documento di valutazione dei rischi e deve partire dalla documentazione: dichiarazione di conformità, verbali di verifica, schemi dei quadri. Poi si esaminano l’ambiente (ambienti bagnati, luoghi conduttori ristretti come serbatoi metallici, zone ATEX), le attrezzature e le mansioni che prevedono interventi elettrici. Il risultato deve essere adattato al caso specifico.
Esempio: un’azienda di 12 dipendenti con capannone e uffici. Deve avere la dichiarazione di conformità dell’impianto, la denuncia dell’impianto di terra e una verifica periodica ogni 5 anni, salvo che una parte dei locali rientri tra gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, nel qual caso la cadenza diventa biennale. Se il manutentore interno interviene sui quadri delle macchine, serve la qualifica PES o PAV attribuita per iscritto, con procedura di messa fuori tensione e DPI adeguati.
- Verifica periodica dell’impianto di terra mai richiesta o scaduta da anni.
- Ciabatte collegate in cascata, prolunghe danneggiate su pavimenti bagnati.
- Quadri aperti o senza chiave accessibili a tutti, differenziali mai provati.
- Manutentori senza qualifica PES/PAV che aprono quadri in tensione.
- Quadri di cantiere non conformi o privi di protezione differenziale.
Sanzioni
L’art. 87, comma 2, punisce il datore di lavoro e il dirigente che violano gli artt. 80, comma 1, 82, comma 1, 83, comma 1, e 85, comma 1, con l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da 3.559,60 a 9.112,57 euro per le violazioni dal 6 ottobre 2023. La formazione specifica del personale addetto ai lavori elettrici fa parte della formazione dell’art. 37: il quadro dei corsi è nella sezione formazione sicurezza.
Domande frequentiFAQ
Chi paga e chi richiede la verifica dell’impianto di terra?
Il manutentore può cambiare una presa senza essere elettricista?
In ufficio serve valutare il rischio elettrico?
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